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The Infinite
Dave Douglas (RCA - USA - 2002)


Letizia Renzini

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Dopo la complessa e collettiva esperienza di Witness (per leggerne la recensione clicca qui), album coraggioso e "politico" sia per le ispirazioni che per le stratificazioni interne provenienti dai disparati mondi sonori degli artisti raccolti in organico, il trombettista americano Dave Douglas presenta The Infinite, omaggio prezioso e non pedissequo al musicista simbolo del jazz moderno, Miles Davis.

Anche questa volta l'omaggio di Douglas è una ragionata costruzione di un progetto musicale, non un semplice percorso di interpretazione del repertorio, né una restituzione del modo di suonare di Miles. Non un disco tematico, dunque, ma una sintesi di due visioni: quella illuminata e in continua evoluzione di Davis e quella di Douglas, che a lui si ispira per presentarne al pubblico una lezione contemporanea.

Cominciamo dalla scelta dell'organico, che costituiva un territorio di ricerca continua per Miles Davis. Dave Douglas sceglie tre tra i musicisti che più hanno saputo interpretare la parte più classicamente jazz della sua produzione, componendo una band che -per equilibri sonori e interazione dei ruoli- ricorda in effetti il quintetto storico di Davis: Chris Potter e James Genus, pilastri del precedente quartetto, e Uri Caine che sceglie qui brillantemente il Fender Rhodes. Alla batteria, il tumultuoso Clarence Penn (che non aveva ancora mai inciso con Douglas) garantisce un'alta soglia di intensità ritmica e sonora, quasi un richiamo costante all'attenzione dell'ascoltatore, ovvero quello che Tony Williams poteva rappresentare per Miles.

È infatti interessante ed intenso, dopo i primi ascolti del disco, che si presenta facile, emozionante e piacevole, scoprirne le numerose pieghe sonore, e individuare le molteplici ragioni. Penelope, ad esempio, lungo brano articolato in episodi sonori di diversa atmosfera ma con una struttura compiuta, pare essere un'audace scorribanda nella storia musicale di Miles Davis, con un vero e proprio episodio di montaggio "taglia e incolla" dell'intero tema di "Boplicity": una trama che si tesse e si riscioglie, una tela (!) collettiva dove si sovrappongono le soluzioni dei diversi musicisti all'assimilazione di Miles e dei suoi gruppi.
Uri Caine pare interpretare ora Hanckock acustico (cui aveva dedicato un disco nel 1995 per la JMT, Toys) ora Corea o Zawinul, e l'andamento del pezzo si snoda tra le varie atmosfere create da Miles in tempi diversi della sua ricerca, e (ciò che è più divertente) non in senso storicamente progressivo.

Altra operazione di rilievo è la scelta delle tre cover pop. Ricordiamo l'amore di Miles per certe melodie da classifica ("Time after Time' di Cindy Lauper) ed è così una graditissima sorpresa scoprire l'intreccio tromba-clarinetto basso nella versione di "Unison' (brano tra i più belli dall'ultimo Vespertine di Bjork, per leggerne la recensione clicca qui) o "Crazy Games" di Mary J.Blige, o la bellissima "Poses', melodica ballad firmata dal cantautore americano Rufus Wainwright.

Melodie accattivanti la cui restituzione omaggia un pensiero e uno stile: Douglas si dice da sempre un eclettico, con ascolti e riferimenti che vanno da Stravinsky a Joni Mitchell (cui dedicò l'album Moving Portrait, DIW, 1997).
Altri struggenti brani del disco sono la modale "Waverly", e la finale "Argo", intima e consolatoria.

Raccolti i riferimenti forbiti al "Poema" di Omero (Argo e Penelope, rispettivamente cane e moglie di Ulisse), azzardiamo: che questo "Infinito" sia una specie di viaggio alla scoperta della libertà oltre le colonne d'Ercole delle limitazioni musicali, di qualsiasi natura esse siano?

Valutazione: * * * ½

Sito di Dave Douglas:
www.davedouglas.com

Elenco dei brani:
01. Poses (R. Walnwright) - 5.38
02. The Infinite (Douglas) - 6.34
03. Penelope (Douglas) - 9.15
04. Crazy Games (Mary J. Blige/Kenneth Dickerson) - 4.38
05. Waverly (Douglas) - 7.23
06. Yorker (Douglas) - 6.18
07. Unison (Bjork) - 5.01
08. Deluge (Douglas) - 5.43
09. Argo (Douglas) - 5.43

Musicisti:
Dave Douglas (tromba)
Chris Potter (sassofono tenore, clarinetto basso)
Jame Genus (contrabbasso)
Clarence Penn (batteria)



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