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Almost Human
Talking Cows | Morvin Records (2012)
Dopo Bovinity e Dairy Tales, il quartetto olandese firma il suo terzo disco confermando la sua estetica di fondo: un'ispirato connubio tra stilemi di jazz moderno (con riferimenti anche pre-boppistici) e libera improvvisazione. Le foto in copertina con gli esseri umani dalla testa di bovino forse vogliono rappresentare questa convivenza di due aspetti molto diversi nella musica di questa formazione. Quale che sia il significato simbolico, l'operazione chirurgica riesce perfettamente grazie alla ampie e diversificate esperienza dei componenti il gruppo e non risulta affatto forzata o "innaturale". Il sassofonista Frans Vermeerssen è il più maturo dei quattro e ha una lunga esperienza in gruppi mainstream; lo stile pianistico di Robert Vermeulen è ispirato a quelli di Monk e Misha Mengelberg mentre la sezione ritmica formata da Nijland e Sun evidenzia sicurezza e fluidità anche nel più classico accompagnamento swing. Entro questo quadro, i dieci brani del disco offrono situazioni diverse e fantasiose. "Hang Glider" ricorda la struttura armonica del davisiano "Nefertiti" ma lo sviluppo si snoda sui binari di una libera improvvisazione astratta; Il successivo "Mooing Around" è un serrato e swingante tema bop che sembra catapultato dalla fine degli anni quaranta mentre "A Stroll for Gonso" è una ballad notturna dai contorni ellingtoniani con Vermeerssen che ripropone al tenore il timbro caldo e suadente di Webster/Hawkins all'interno di un fraseggio più attuale. Altri brani riescono a coniugare tradizione e modernità in mondo fantasioso e senza forzature: capita ad esempio in "Dinner Is Served" (un tema gioiosamente West Coast contaminato da sviluppi post-free) e in "Most Def!" (dove è Monk a convivere con il free).
Valutazione: 3.5 stelle Elenco dei brani: Musicisti: Stile: Modern Jazz Pubblicato: 12-05-2012
Critico musicale interessato agli aspetti socio-antropologici del jazz Per saperne di piu' su Angelo...
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