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Montauk Variations
Matthew Bourne | Leaf - distr. Goodfellas (2012)


di Francesca Odilia Bellino Commenta        

Montauk Variations è il terzo album in solo del pianista Matthew Bourne. Il primo in studio (dopo il debutto con "For John Zorn & Mike Osborne" del 2001 e "The Molde Concert" del 2007), registrato a Montauk, in cui il prolifico improvvisatore britannico si trova davvero solo con il suo piano. Operazione complessa per uno navigato come Bourne, che poteva dare frutti ben più cervellotici, e che ci regala invece una musica davvero bella.

Non è azzardato pensare che le Montauk Variations siano nate in modo del tutto analogo a quello in cui un pittore sente il bisogno, ad un certo punto della sua carriera, di realizzare una personale. Le quindi tracce si presentano ciascuna come un quadro in cui improvvisazione, composizione, scomposizione (dell'altrui opera), dedica, sperimentazione, emozione, passato e presente, si fondono e mescolano, con un risultato estetico di particolare bellezza e armonia.

Il pianoforte di Bourne è tutto. Il suo spazio, tutto, è usato per fare musica, tastiera, pedali, cassa, martelletti, corde, smorzatori. Tutto lo spazio si riempie della musica di Bourne. Tutto Bourne è il suo piano. Bourne passa attraverso di esso, lo infilza, lo percuote, lo accarezza, lo trapassa di emozioni e riflessioni, senza lasciarlo solo per un solo secondo. La sua è una dolcezza che scuote pensando che è improvvisazione, che c'è un'anima che si ritrova davanti al suo strumento, proprio come un pittore davanti alla sua tela bianca, in una intimità vertiginosa.

Le diciassette variazioni devono molto a tutti coloro che hanno attraversato il percorso umano e musicale di Bourne. Le dediche al chitarrista Jonathan Flockton, a John Zorn, al vocalist/chitarrista Neil Dyer, a Philip Butler-Francis, a Paul Bolderson, raccontano tanti incroci.
La materia musicale, dedica a parte, è tutta, profondamente, intimamente sua. I due poli sono "Air," prima, lievissima traccia, e "Unsung," cupo e scuro passaggio, verso "Smile," che in modo enigmatico e autoironico (non a caso è scritto da Charles Chaplin) chiude trasformazioni e variazioni dell'anima.

Intimo come poca improvvisazione sa essere.


Visita il sito di Matthew Bourne.

Valutazione: 4.5 stelle

Elenco dei brani:
01. I. Air (for Jonathan Flockton); 02. II. The Mystic; 03. III. Phantasie; 04. IV. Infinitude; 5. V. Étude Psychotique (for John Zorn); 6. VI. Within; 07. VII. One for You, Keith; 08. VIII. Juliet; 09. IX. Senectitude; 10. X. The Greenkeeper (for Neil Dyer); 11. XI. Abrade; 12. XII. Here (in memory of Philip Butler-Francis); 13. XIII. Gone (in memory of Philip Butler-Francis); 14. XIV. Knell (in memory of Philip Butler-Francis); 15. XV. Cuppa Tea (for Paul Bolderson); 16. XVI. Unsung; 17. Smile [written by Charles Chaplin].

Musicisti:
Matthew Bourne (piano).

Stile: Improv

Pubblicato: 18-05-2012


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