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Skadra Degis
Andrew D'Angelo | Skirl Records (2008)
E’ successo un paio di giorni fa, non ricordo con esattezza l’ora, credo fosse più o meno l’una del pomeriggio. Mi è capitato, come talvolta capita a chi fa questo “mestiere”, di infilare un CD nel lettore e non riuscire più a toglierlo. Ho provato a smettere di ascoltarlo, ve l’assicuro, per qualche minuto ci sono anche riuscito, ma tempo un quarto d’ora e il mio impianto stereo è tornato sotto sequestro. Roba forte questo Skadra Degis: oppiaceo dagli effetti imprevedibili che provoca grave dipendenza in soggetti dalle orecchie pericolosamente aperte. Il pusher di turno risponde al nome di Andrew D’Angelo e da un ventennio - vi dice niente Human Feel? - bazzica la down-town newyorchese al pari dei compagni Jim Black e Trevor Dunn. Semplici ma tremendamente efficaci gli ingredienti dello stupefacente cocktail confezionato dal trio: groove irresistibili, il fuoco sacro dell’improvvisazione, un pizzico di storia del jazz a rendere sapido l’impasto, una manciata di composizioni accattivanti e una buona dose di interplay telepatico. Attacca la musica e la prima traccia, “Lame”, è un gancio alla mandibola: cinque minuti di Ornette in salsa down-town con la batteria di Black, metallica, quasi arrugginita, asciutta, a scandire un ritmo forsennato. Dal sapore decisamente più moderno la successiva “Egna to Waog”, che ai più attenti potrebbe ricordare anche le gesta del trio dello sfortunato Thomas Chapin. È al terzo brano in scaletta, però, che la volontà celebrativa del leader, intenzionato ad omaggiare i propri maestri, emerge con maggiore coerenza e lucidità: “Fam Hana” è un canto marziale e scomposto che da un lato ricorda Albert Ayler, se non altro per la furia, e dall’altro accarezza il fantasma delle ballad in rubato di Coltrane. Decisamente più graffianti, Zorn musicista siamo sicuri gradirebbe, la bruciante “25 Hits” e l’onomatopeica “Boo Be Boo Bee Bee”, ascoltate l’intro e capirete il perché del titolo. È più che una promessa quella di Andrew D’Angelo: intelligenza armonica, imprevedibilità ritmica - non si finirebbe mai di tessere lodi per il sound immediatamente riconoscibile del kit di Jim Black -, audacia nella conduzione dell’improvvisazione, pericolante instabilità timbrica del contralto del leader, felicità di scrittura. Che meraviglia! Un appunto a margine. A gennaio è stata diagnosticata una grave malattia al sassofonista americano. Come spesso capita da quelle parti, D’Angelo non riesce a coprire le spese necessarie alle cure con la propria assicurazione medica. L’acquisto del CD, oltre a un atto di puro godimento, rappresenta il modo migliore per sostenerlo in questa lotta impari con il male e con il sistema, o non sistema, sanitario a stelle e strisce. Consiglio una visita al sito dell'artista.
Valutazione: 4.5 stelle Elenco dei brani:
Tutte le composizioni sono di Andrew D’Angelo. Musicisti: Stile: Free Pubblicato: 03-00-2008
Nato e cresciuto negli anni sbagliati. Attualmente impegnato nell'inventarsi un mestiere Per saperne di piu' su Luca...
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