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Bamako Jazz
Baba Sissoko Ensemble | De Werf (2008)


di Paolo Curtabbi Commenta        

Un musicista nato e cresciuto alla prolifera scuola musicale del Mali, che dal 1998 ha scelto di vivere nel Sud dell’Italia e che non si pena di suonare jazz. E’ Baba Sissoko, musicista transculturale per eccellenza, che non cerca consensi a largo raggio puntando su una world music globalizzante che fa gola ai viaggiatori virtuali bensì ad una precisa sintesi linguistica: nutrirsi della linfa che sale dalle sue radici e metabolizzarla alla cucina improvvisativa più moderna.

Lo ritroviamo in produzioni world music come quelle di Youssou Ndour o di Salif Keita ma anche in quelle rock (Sting, Ry Cooder) e soprattutto di jazz (dall’Art Ensemble of Chicago a Dee Dee Bridgewater) nel quale si integra con una favorevole apertura di spirito che lo porta a intrecciare i ritmi ancestrali a composizioni complesse che acquistano così un più ampio (e meno scontato) sapore africano.

Potremmo affiancarlo ad un altro globetrotter come Omar Sosa, col quale suona e al quale ha "prestato", per l'ultimo "Afreekanos", la bella voce di Mamani Keita, la corista che lo segue da anni e che compare anche in questo disco per la belga De Werf in cui il leader propone il meglio del suo repertorio facendo dialogare tutti gli strumenti in un rincorrersi di suggestioni che rimbalzano tra l’etnico ed il jazz. C’è da dire che Baba suona tama, n’goni, djembé e soku, strumenti che non vengono ristretti alla coloritura o all’abbellimento timbrico e che il leader utilizza per stimolare un ensemble eclettico di sette musicisti dalle differenti origini che però hanno partecipato ad importanti avventure del jazz europeo (primo fra tutti, Reggie Washington).

La luna riflessa nel maestoso fiume Niger, panorama onirico che ha ispirato il Nostro, è un’immagine simbolica molto forte, foriera di significati profondi, che ispira un bilanciamento delicato tra melopee e tessiture orchestrali dove i fiati si esprimono liberamente in ampie e fluide frasi improvvisate. Brani come “Sidjanko” o “Sumaja”, col loro cristallino sapore etnico subito veicolano un senso di ieratica e solitaria atmosfera, ma la connessione biologica dell’improvvisazione che lega musica africana e jazz è il campo sul quale giocare una partita che non lascia spazio a rasserenanti certezze, a schemi collaudati e prevedibili.

In questo senso, “Yafa” è forse l’esempio più appropriato, un inizio corale di musica e voci sul quale si innesta un accordo dissonante che dà il via ad una melodia sghemba, melliflua, che alla ripresa del coro responsoriale viene riassorbita nel climax iniziale riappacificando due anime distinte. Non sono da meno l’andamento plastico di “Mali Foli” o il crescendo armonico di “Bamako Jazz” (con un interessante apporto del cubano Hernandez che sposta l’asse musicale oltre Atlantico). La struttura di “Bi Kanu" è decisamente aperta al dialogo improvvisativo secondo modalità ormai consolidate nel jazz linguisticamente più estremo.

Qui, come altrove, si riconoscono gli approcci del jazz storico (per intenderci, facciamo pure i nomi di un Sam Rivers o di un Don Cherry) e se passiamo al dialogo serrato tra il tama di Baba ed il piano di Fabian Fiorini (vero alter ego del leader) nel programmatico “Improvisation tama/piano” ascolteremo dipanarsi alle nostre orecchie buona parte della lezione storica improvvisativa non solo del jazz ma anche della musica contemporanea europea.

L’iterativo andamento ritmico della finale “Djeli Nana” passa lentamente in secondo piano se spostiamo l’attenzione sui singhiozzanti abbellimenti del pianoforte che vanno a competere con la struttura ritmica stessa infettandola in positivo e imprimendogli un graduale movimento. Una musica mistica insomma ma arricchita da un nomadismo moderno, aperto su un deserto davvero senza confini.

Valutazione: 4 stelle

Elenco dei brani:
1. Ebi - 9:24; 2. Mali Foli - 5:34; 3. Bamako Jazz - 6:21; 4. Sidjanko - 3:21; 5. Africa - 7:52; 6. Moko - 6:14; 7. Tama - 5:25; 8. Sumaya - 4:50; 9. Yafa - 6:53; 10. Black Machine - 1:20; 11. Bi Kanu - 4:57; 12. Improvisation tama/piano - 4:11 13. Djeli Nana - 4:33.
Tutte le composizioni sono di Baba Sissoko ad eccezione di *12 improvvisato da Sissoko e Fiorini.

Musicisti:
Baba Sissoko (n'goni, tama, djembe, soku, voce); Jeroen Van Herzeele (sax tenore); Laurent Blondiau (tromba, flicorno, cornetta); Fabian Fiorini (piano); Reggie Washington (basso elettrico); Reynaldo Hernandez (percussioni); Mamani Keita (voce).

Stile: Etno-jazz

Pubblicato: 28-00-2008


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