Neri Pollastri
Questa ultima uscita discografica del compositore e multistrumentista sardo Enzo
Favata è un magnifico esempio di musica improvvisata "di frontiera", come ben
illustrato dal titolo, programmaticamente assai indovinato: Boghes and Voices
significa infatti "voci e voci", in sardo ed inglese.
Affiancato dalla fisarmonica di Simone Zanchini e dal gruppo vocale dei
Cuncordu di Castelsardo, Favata ha registrato questo lavoro nella chiesa
campestre di San Giorgio, nei pressi di Perfugas. L"edificio, risalente all'XI secolo, è
posto in un suggestivo scenario sperduto in mezzo alla catena del Limbara, nel nord della
Sardegna, ove a distanza di poche decine di metri coesistono la chiesa romanica, un
nuraghe e le rovine di una residenza medioevale.
Per ammissione degli stessi musicisti, l'ambientazione ha favorito non poco la buona
riuscita di un lavoro che si basa sulla partecipata rilettura della tradizione musicale
sacra dell'isola. Il modello, dichiarato ma anche ben percepibile nell'ascolto della
musica, è quello del celebrato Officium, progetto della metà degli anni '90 di
Jan Garbarek con il quartetto vocale Hilliard Ensemble. Ma questa di
Favata è tutt'altro che una copia dell'opera del sassofonista norvegese, per vari
motivi. Primo fra tutti proprio il fatto che qui il riferimento non sia la musica
sacra "classica" ma quella popolare sarda, ancor oggi conservata gelosamente ed eseguita
da esperti cantanti locali.
E' forse opportuno osservare che il canto "a cuncordu" è solo in parte analogo a quello,
forse oggi più conosciuto, "a tenores" (con il quale avevano già intrecciato le loro voci
il sax alto di Ornette Coleman ed il violoncello di Ernst Reijseger). Di
quello mantiene infatti l'impianto polifonico a quattro voci, ma si differenzia sia per
il repertorio - sacro, mentre il canto "a tenores" è di genere profano - sia per un
maggior impiego del contrappunto e per il non utilizzo delle voci gravi gutturali. I
canti sacri sono legati alla tradizione religiosa ed alle funzioni ecclesiali delle
ricorrenze più importanti, ed ogni paese dell'isola ne conserva di propri.
Le sei tracce dispari del CD sono brani ripresi da questa tradizione e riarrangiati da
Favata e Zanchini, in modo tale da poter inglobare, a fianco del canto, il
suono degli strumenti a fiato e della fisarmonica. Quest'ultima, però, suona sovente in
modo molto "liturgico", spesso somigliando ad un organo da chiesa, grazie ad una
originale e assai interessante interpretazione dello strumento offerta da
Zanchini. La sua presenza come seconda voce strumentale, oltre ad avere un peso
rilevante per il progetto - il musicista è bravissimo ed il colore del suo strumento
fondamentale - costituisce un ulteriore elemento di differenziazione di Boghes and
Voices da Officium.
In questi brani, il ruolo dei Cuncordu è molto vicino a quello che essi svolgono
normalmente nella musica popolare, mentre i due musicisti intervengono in accompagnamento
ed in improvvisazione sulle forme disegnate dai cantanti. L'accompagnamento strumentale
esalta in certa misura il carattere ipnotico del canto, come si può ad esempio percepire
nell'inizio di "Miserere", con la fisarmonica sullo sfondo ed il clarinetto basso di
Favata che affianca la voce profonda del cantante.
I rimanenti brani (tutte le tracce pari) pur essendo originali rimangono strettamente
legati alla tradizione sarda, tanto che in un caso, "Boghes", i Cuncordu vi
trovano posto quasi naturalmente. In queste composizioni si ascoltano soprattutto i
musicisti in duo (ma "Conductus" è un solo di sax soprano) e gli spazi del silenzio vi si
dilatano.
Di Favata si conoscevano già bene le qualità, sia di strumentista che di
compositore e ideatore di progetti interessantissimi (tra i molti, Ajò con Dino
Saluzzi, per la Felmay e il poliforme Voyage en Sardaigne per Il manifesto,
nel quale già comparivano Cuncordu e Tenores). In questo contesto, egli riprende la
lezione di Garbarek, ma soprattutto quella di John Surman, del quale segue
le tracce nel modo di improvvisare, specie quando è impegnato al clarinetto basso (ad
esempio in "Sacred for Bass"), mentre al soprano ricorda maggiormente, anche per il
suono, Paul McCandless. Come per Surman, la sua improvvisazione non è certo
legata alle forme più tradizionali della musica afroamericana, ma non di meno riprende
molti degli stilemi delle avanguardie jazzistiche per calarle in un contesto
neo-tradizionale.
Se nelle composizioni popolari gli arrangiamenti e la cooperazione delle voci rendono
tutto molto fruibile e ben amalgamato, in quelle originali spicca anche la qualità
compositiva del musicista sardo, che non trascura mai l'aspetto melodico, senza però
svincolarlo da una particolare ritmicità che recupera e trasfigura certe modalità
originarie del ballo, spesso sottolineata dall'incedere della fisarmonica.
Un disco di altissima qualità, che ci auguriamo non venga penalizzato dall'apparire per
una etichetta "minore" e da una distribuzione di solito poco attenta a questo genere di
proposte originali.
Valutazione:* * * * ½
Sito di Enzo Favata:
www.voyagensardaigne.it
Sito della Symphonia Records:
www.symphoniarecords.it
Intervista a Enzo Favata
Elenco dei brani:
01. Kyrie (trad.) - 5:31
02. Tucuman (M. Peghin) - 9:44
03. Miserere (trad.) - 9:38
04. Sacred for bass (E. Favata) - 5:41
05. Gosos (trad.) - 5:50
06. Conductus (E. Favata) - 2:41
07. Magnificat (trad.) - 4:31
08. Boghes (E. Favata) - 3:48
09. Stabat Mater (trad.) - 7:13
10. Milonga del sol (E. Favata) - 3:57
11. Sett"ispadas de dolore (trad.) - 4:09
12. Out of the sky (E. Favata) - 3:41
Musicisti:
Enzo Favata (sax soprano, alto, clarinetto basso, duduk)
Simone Zanchini (fisarmonica)
Cuncordu di Castelsardo:
Matteo Santoni (falsittu)
Angelo Cavaglieri (bogi)
Giovanni Pinna (contra)
Salvatore Tugulu (bassu)
Piero Sanna (bogi e falsittu, in alcuni brani)