Enrico Bettinello
Questo fantastico cofanetto - che si inserisce, con procedimento assai poco davisiano a
dire il vero, in una sorta di minuzioso lavoro di riempimento di ogni spazio della
discografia di Miles Davis - copre un periodo di nemmeno sei mesi tra il febbraio
e il giugno del 1970, un periodo di grandissimo viavai dalle parti della premiata ditta
formata da Davis e dal produttore [anche se è ben più di questo] Teo Macero, un
periodo di sperimentazioni, di musicisti che allora sono assai giovani e che nemmeno si
aspettano di comparire, come oggi accade, nelle storie del jazz, un periodo di incroci e
di suggestioni con realtà sonore più immediate.
Oggi il nome di Jack Johnson [campione dei massimi ai primi del Novecento, primo
eroe dello sport nero, amante delle belle macchine e delle belle donne, guarda un po'...]
è tra i più amati tra i fans del trombettista, ma all'epoca l'etichetta preferì piuttosto
spingere il Live at the Fillmore East: a oltre trent'anni di distanza, questo box
smonta e rimonta quell'intenso periodo, tra le suggestioni della boxe [molto amata da
Davis], il jazz che si va sempre più elettrificando e che "abdica" [apparentemente]
proprio sul terreno della complessità ritmica alle lusinghe dello strabordante rock.
E se l'LP originale, A Tribute to Jack Johnson, colonna sonora per il film diretto
da William Clayton, conteneva solo due tracce - qui le trovate alla fine del
quinto disco, quando ogni meccanismo è svelato, ogni suggestione segmentata e alimentata
al tempo stesso - il cofanetto si rivela una vera e propria miniera [ci sono cose che
sono state pubblicate su Live Evil, Big Fun, Get Up With It e
Directions] di idee, suoni, brandelli, che a volte possono sembrare anche
ripetitivi [alcuni lo sono, si tratta poi sempre dell'immagine di un lavoro fortemente
in progress], ma che sono in realtà cristalli ancora scintillanti di un
incredibile caleidoscopio sonoro.
Davis è reduce dai fortunati esperimenti di collage sonoro di In A Silent Way e
Bitches Brew, ma sta anche sperimentando dal vivo con questi giovani compagni di
avventure [importante è sottolineare che il disco uscì l'anno successivo e che la tappa
successiva sarà solo nel 1972 con On The Corner] e questo consente un taglia e
cuci se si vuole meno stregonesco, ma più focalizzato su un'idea di groove di
marcata ispirazione funk e rock su cui costruire la tessitura dei brani - la
centralità della chitarra si ispira anche alla lezione di Jimi Hendrix.
Il primo disco si apre con sei tracce di "Willie Nelson" - tra brano completo, inserti e
rifacimenti - da cui verranno poi scelte delle parti da inserire nella versione finale
di "Yesternow": alle chitarre ci sono sia John McLaughlin [davvero strepitoso
lungo tutto il box, tanto che da più parti viene considerato il vero e proprio eroe
della "saga" di Jack Johnson] che Sonny Sharrock, anche se nell'andamento
ipnoticamente ciclico e ripetitivo del pezzo l'attenzione si sposta presto sull'ottimo
drumming di Jack DeJohnette.
Troviamo poi "Johnny Bratton", uno dei brani che portano nomi di pugili [lo stesso Miles
boxava sin dai primi anni '50, allora sotto la guida di Bobby McQuillen] insieme a "Archie
Moore", "Duran", "Sugar Ray" e "Ali". Il pezzo [dall'andamento vagamente
blaxploitation] si cucina a fuoco lento in quintetto, con la ritmica di DeJohnette
e di Dave Holland al basso elettrico che sospingono un Miles in forma smagliante -
caratteristica questa che è un'altra costante del box - e ancora una volta McLaughlin sugli
scudi, mentre "Archie Moore" assume la pigra cadenza di un blues lento.
Il secondo disco è dedicato in prevalenza a "Go Ahead John", poi pubblicato su Big
Fun: diverse parti, che si aprono con una lirica introduzione alla tromba e che poi
crescono progressivamente e mutano ritmicamente per attraversare la nevrosi urbana
attraverso l'intreccio ritmico [anche qui la batteria è degna di sottolineatura], ma
troviamo anche due tracce di "Duran" [non c'è Steve Grossman al soprano, ma
Wayne Shorter, alla batteria entra Billy Cobham] dalla incontenibile forza
ritmica, ma di impatto melodico armonico non trascendentale e "Sugar Ray", sussultante
funky presago di alcune avventure a venire.
Proseguiamo e al terzo disco entriamo dentro a un groove familiare: quattro tracce
di "Right Off" da cui poi il sapiente lavoro di incollatura genererà il brano che siamo
abituati a consumare sul vecchio vinile: c'è l'organo di Herbie Hancock, ma
soprattutto c'è un radicale cambio al basso, con l'introduzione di Micheal
Henderson: non è un jazzista, ma viene dalla scena soul di Detroit [lì ha
suonato sin da giovanissimo con Fantastic Four o Detroit Emeralds, ma anche
con Stevie Wonder o Aretha Franklin] e porta al gruppo una
incredibile funkyness nei giri di basso; non che il britannico Holland fosse da
meno, per l'amor di Dio, ma se si tratta di fare musica nera con un basso che "tira", la
scelta di Henderson si rivela azzeccatissima.
Gran cucito anche per "Yesternow", con due takes nel box e il
definitivo "frankenstein" che deriva dalla seconda di queste, da un solo di tromba
sovrapposto a un estratto del vecchio "Shhh/Peaceful", più i pezzi di "Willie Nelson" che
abbiamo ascoltato prima. All'ascoltatore il piacere di comparare le parti e il tutto, ne
vale la pena! Chiusura del terzo CD per due tracce di "Honky Tonk" [entrano Keith
Jarrett e Gene Perla a raddoppiare tastiere e basso, oltre alle percussioni di
Airto Moreira] che rievocano vecchi blues e polverose elettricità... da riscoprire!
Ancora più composito il quarto disco, che si apre con l'inedito "Ali" e il suo sensuale e
preminente riff del basso, per poi ammorbidirsi con la cantabilità di "Konda" e le sue
atmosfere soffuse, la sospensione di "Nem Un Talvez" impreziosita dalla voce di
Hermeto Pascoal, il tripudio di tastiere e la leggerezza di fondo di "Little High
People", "Selim" e "Little Church", forse tra i momenti meno convincenti [li conoscevamo
da Live Evil], ma significativi perché chiudono idealmente la stagione iniziata
con Bitches Brew, alla ricerca di una spiritualità più trasognata e meno terrena!
Anche se dubitiamo che la maggior parte degli ascoltatori affronti l'ascolto dell'intero
box in un ininterrotto flusso, la nostra storia giunge all'ultimo CD, che si apre con la
convulsa "The Mask", inedita nella sua versione da studio e forse non travolgente, ma
ottima per preparare le orecchie alla chiusura del cerchio, cioè l'ascolto, il [ri]
ascolto di quelle che oggi possiamo identificare come condensati di tutta una intensa
stagione di musica, le versioni già pubblicate su vinile di "Right Off" e "Yesternow"...
dovrebbero sembrarci ormai scontate e invece suonano ancora più belle e convincenti,
calde, cariche di groove, indimenticabili.
Miles Davis non nascose di identificarsi con Jack Johnson, ribadendo fortemente la
propria blackness e la propria personalità: ascoltando questo The Complete Jack
Johnson Sessions non possiamo che riscontrare come la forza di allora sia rimasta
immutata e come queste sessioni qui presentate in ordine cronologico siano di una rara
forza visionaria. Un momento essenziale nella carriera del trombettista.
Valutazione: * * * * ½
Sito della Columbia Legacy:
www.legacyrecordings.com
Leggi il Miles Davis profilo storico di queste sessioni
Elenco dei brani:
CD1
01. Willie Nelson (Take 2) 6:41 *
02. Willie Nelson (Take 3) 10:21*
03. Willie Nelson (Insert 1) 6:33*
04. Willie Nelson (Insert 2) 5:22*
05. Willie Nelson (Remake Take 1) 10:45*
06. Willie Nelson (Remake Take 2) 10:17
07. Johnny Bratton (Take 4) 8:17*
08. Johnny Bratton (Insert 1) 6:38*
09. Johny Bratton (Insert 1) 5:19*
10. Archie Moore 4:45*
CD 2
01. Go Ahead John (Part One) 13:07*
02. Go Ahead John (Part Two A) 7:00*
03. Go Ahead John (Part Two B) 10:06*
04. Go Ahead John (Part Two C)3:38*
05. Go Ahead John (Part One Remake) 11:04*
06. Duran (Take 4) 5:37*
07. Duran (Take 6) 11:20
08. Sugar Ray* 6:16
CD 3
01. Right Off (Take 10) 11:09
02. Right Off (Take Off 10A) 4:33
03. Right Off (Take 11) 5:58*
04. Right Off (Take 12) 8:49*
05. Yesternow (Take 16) 9:49*
06. Yesternow (New Take 4) 16:02*
07. Honky Tonk (Take 2) 10:04*
08. Honky Tonk (Take 5) 11:29*
CD 4
01. Ali (Take 3) 6:50*
02. Ali (Take 4)10:14*
03. Konda 16:29*
04. Nem Um Talvez (Take 17) 2:50*
05. Nem Um Talvez (Take 19) 2:54*
06. Little High People (Take 7) 6:52*
07. Little High People (Take 8) 9:28*
08. Nem Um Talvez (Take 3) 4:36*
09. Nem Um Talvez (Take 4A) 2:04
10. Selim (Take 4B) 2:15
11. Little Church (Take 7) 3:16*
12. Little Church (Take 10) 3:15
CD 5
01. The Mask (Part One) 7:47*
02. The Mask (Part Two) 15:45*
03. Right Off 26:54
04. Yesternow 25:36
*= inedito
Musicisti:
Miles Davis (tromba; composizioni)
John McLaughlin (chitarra)
Sonny Sharrock (chitarra)
Wayne Shorter, Steve Grossman (sax)
Bennie Maupin (clarinetto basso)
Herbie Hancock, Chick Corea, Keith Jarrett (tastiere)
Michael Henderson, Dave Holland, Ron Carter, Gene Perla (basso)
Jack De Johnette, Billy Cobham (batteria)
Airto Moreira (percussioni
Hermeto Pascoal (voce; tastiere; batteria; percussioni; composizioni)