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Free Form
Donald Byrd (Blue Note - USA - 2004 [ristampa] - distr. EMI Italia)

Valerio Prigiotti

«Free Form» fu inciso da Donald Byrd nel 1960 e i tanti eventi di quel periodo, molti epocali, possono aver distolto l'attenzione da un disco, che non sarà un capolavoro rivoluzionario, ma è ricco di stimoli e indicazioni, molte in anticipo rispetto a opere più famose.

Prendiamo Pentecostal Feeling, brano d'apertura: chi non fosse a conoscenza delle date, lo riterrebbe posteriore al celebre «The Sidewinder» di Lee Morgan. In realtà, Byrd affronta il retaggio battista e r&b con tre anni d'anticipo e il risultato, pur non avendo l'immediatezza di Morgan, pone nel modo migliore la questione del rapporto fra bop e soul.

Byrd era già impegnato in quegli studi che l'avrebbero portato all'insegnamento nel giro di un decennio, con un'ottica etnomusicologica, attenta a quelle roots che costituirono un tema portante degli anni Sessanta.

Ci sono altri elementi che guardano al futuro: «Free Form» è il primo incontro in sala d'incisione fra Herbie Hancock e Wayne Shorter. La sezione ritmica, completata da Butch Warren e Billy Higgins è la stessa di «Takin' Off», esordio come titolare di Hancock, la cui carriera deve molto a Byrd.

Parliamo di musicisti che seppero muoversi a cavallo fra hard bop e free, con energia e consapevolezza, creando una via mediana di grande spessore. La posizione di Byrd, nei loro confronti, è analoga, fatte le debite proporzioni, a quella che stava per ricoprire Miles Davis: Byrd è il catalizzatore, in grado di recepire stimoli dalla black music, ricerche armoniche, esplorazioni ritmiche e convogliare tutto in forme che colpiscono per semplicità e naturalezza.

Si tratta di caratteristiche analoghe al suo modo di suonare, che sottopone il virtuosismo a un vaglio molto attento, al fine di sottolineare il calore del suono e un fraseggio che non spinge la tromba verso il sassofono - come stava facendo Freddie Hubbard - ma ne mantiene la natura più comunicativa e terrena.

Nai Nai e, soprattutto, French Spice sono brani il cui andamento porta a ipotizzare un influsso di Byrd su parte dello stile di Wayne Shorter, qui solista molto rilassato, intenso, coltraniano senza eccessi. Il tenorista brilla in Night Flower, di Hancock, esempio di ballad con tema classico e struttura armonica innovativa.

Free Form, il brano modale che concludeva l'omonimo LP, guarda a Ornette e anticipa la concezione del pulse di Tony Williams, con Higgins che tiene un tempo sul quale galleggiano gli altri musicisti. Due livelli paralleli, tenuti assieme da una struttura presente, anche se esplicitata di rado.

Negli anni successivi Byrd avrebbe approfondito la sua concezione orchestrale, guardando alla musica sacra nera, con dischi come «A New Perspective»: nel 1960 seppe raccogliere e personalizzare energie e idee alle quali spettava il futuro.

Valutazione: * * * * ½

Discografia di Donald Byrd:
www.jazzdisco.org/byrd/dis/c
Sito della Blue Note Records:
www.bluenote.com

Elenco dei brani:
01. Pentecostal Feeling (Donald Byrd) - 6:41
02. Night Flower (Herbie Hancock) - 6:46
03. Nai Nai (DB) - 6:35
04. French Spice (DB) - 8:00
05. Free Form (DB) - 11:09
06. Three Wishes (HH) - 5:12

Musicisti:
Donald Byrd (tromba)
Wayne Shorter (sax tenore)
Herbie Hancock (pianoforte)
Butch Warren (contrabbasso)
Billy Higgins (batteria)




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