Paolo Curtabbi
Si è spesso sottolineato come in Africa, la musica sia il mezzo
attraverso il quale il griot adempie alle funzioni di custode e portavoce della cultura
orale del suo popolo (jeliya). Assai di rado si è parlato del suo ruolo
di "intermediario" non di meno rilevante oggi, all'interno di una società tradizionale
in via di trasformazione. Da quando anche in Africa le metropoli hanno soppiantato i
villaggi alimentando un sistema di produzione e commercializzazione della musica, sempre
più stimolato dal mercato europeo ed occidentale in genere, la jeliya si è spogliata
gradualmente delle sue implicazioni sociologiche e simboliche, riducendosi ad un
fenomeno prettamente spettacolare al mero servizio dell'industria discografica.
Ecco quindi che la musica perde la sua funzionalità quando è fruita dai non-africani,
capaci al più di un apprezzamento di ordine estetico. Non può essere diversamente, dal
momento che il superamento della soglia della curiosità e del gradimento per l'esotico,
richiede uno sforzo che al momento, solo i musicisti (e non tutti) sono in grado di
assumersi. Un tale impegno è però riscontrabile nelle parole di Roswell Rudd che
nelle note di copertina di questo disco, spiega come si sia inoltrato nell'universo
musicale del Mali. Le sue considerazioni di ordine prettamente musicale, giungono alla
ovvia conclusione (eppure sembra che per molti sia così difficile arrivarci!) che per
suonare con musicisti africani occorre lasciare loro molto spazio, essere discreti,
rispettosi, accorgendosi così che a poco a poco la sinergia comincia a dare risultati
sorprendenti.
Un concetto già ampiamente interiorizzato da un altro musicista ormai esperto di scambi
di questo tipo come Henry Texier, il quale ha anche precisato che questo
atteggiamento disponibile e aperto, nei confronti della "nostra" musica, ai musicisti
africani viene spontaneo. Se poi il referente è un musicista come il maliano Toumani
Diabate, virtuoso di kora (e figlio di Sidiki, definito il re della kora)
riconosciuto maestro dello strumento sia nell'ambito della musica tradizionale, sia in
quello del crossover (un "intermediario" che abbiamo ascoltato alle prese con il blues
di Tai Mahal, col pop raffinato di Rokia Traoré, col flamenco dei
Ketama e con l'esperimento techno-rock di Damon Albarn, il cantante dei
Blur) l'avventura non poteva essere più soddisfacente.
Da buon jazzista, Rudd ha capito che occorreva rivedere tutto il sistema cromatico, le
relazioni tra solisti e gruppo, dilatare lo spazio nel quale alleggerire la pesantezza
del suo trombone e soprattutto intravedere nella musica suonata da kora,
balaphon, 'nguni e djembé una sorta di "forma aperta" dove l'accompagnamento ripetitivo
fornito da questi strumenti (nelle parole di Toumani Diabate "the sound of flowing
water") libera il solista al di là delle consuete dodici tonalità. Ovvio che Rudd si
assumesse un ruolo eminentemente melodico con un approccio leggero, quasi etereo, in una
parola, poetico. Anche quando i ritmi sono serrati non si sconfina mai nell'eccesso
(Rosmani, For Toumani) e ci si muove all'insegna di una raffinata
calibratura timbrica con la incessante voce della kora che ricama il tutto con
l'esuberanza gioiosa che si respira in un pomeriggio assolato.
Rudd scrive che solo alla fine del loro sodalizio ha cominciato ad inserire nel
repertorio composizioni proprie scoprendo che anche la monkiana Jackie-ing faceva
la sua bella figura, subito seguita da particolari arrangiamenti basati sulla
Gerswiniana Summertime (Sena et Mariam) il tradizionale gallese All
Through the Night o addirittura sulla Beethoveniana Inno alla Gioia
(Malijam). Eppure, il disco suona proprio cool, sebbene l'atmosfera che si
respira sia decisamente africana, all'interno della quale rimangono tracce
inequivocabili del potere evocativo della musica con un impatto emotivo carezzevole come
gli odori e i colori di quella terra.
Complimenti. A Rudd, che firma il suo album più curioso e alla sensibilità dei musicisti
che lo affiancano, poeti che quotidianamente celebrano la bellezza e l'intensità della
vita.
Valutazione: * * * * *
Sito della Sunnyside:
www.sunnysidezone.com
Elenco dei brani:
01. Bamako - 6:31
02. Rosmani - 6:01
03. Jackie-ing - 5:40
04. All Through The Night - 2:20
05. Hank - 5:57
06. Johanna - 7:47
07. For Toumani - 11:42
08. Malicool - 3:43
09. Sena Et Mariam - 5:58
10. Malijam - 4:01
Musicisti:
Roswell Rudd (trombone)
Toumani Diabate (kora)
Lassana Diabate (balaphon)
Basseko Kouyate (nguni)
Henry Schroy (basso)
Sayon Sissoko (chitarra)
Sekou Diabate (djembé)
Mamadou Kouyate (voce)
Dala Diabate (voce)