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Malicool
Roswell Rudd - Toumani Diabate (Universal/Sunnyside - Francia/USA - 2002)

Paolo Curtabbi

Si è spesso sottolineato come in Africa, la musica sia il mezzo attraverso il quale il griot adempie alle funzioni di custode e portavoce della cultura orale del suo popolo (jeliya). Assai di rado si è parlato del suo ruolo di "intermediario" non di meno rilevante oggi, all'interno di una società tradizionale in via di trasformazione. Da quando anche in Africa le metropoli hanno soppiantato i villaggi alimentando un sistema di produzione e commercializzazione della musica, sempre più stimolato dal mercato europeo ed occidentale in genere, la jeliya si è spogliata gradualmente delle sue implicazioni sociologiche e simboliche, riducendosi ad un fenomeno prettamente spettacolare al mero servizio dell'industria discografica.

Ecco quindi che la musica perde la sua funzionalità quando è fruita dai non-africani, capaci al più di un apprezzamento di ordine estetico. Non può essere diversamente, dal momento che il superamento della soglia della curiosità e del gradimento per l'esotico, richiede uno sforzo che al momento, solo i musicisti (e non tutti) sono in grado di assumersi. Un tale impegno è però riscontrabile nelle parole di Roswell Rudd che nelle note di copertina di questo disco, spiega come si sia inoltrato nell'universo musicale del Mali. Le sue considerazioni di ordine prettamente musicale, giungono alla ovvia conclusione (eppure sembra che per molti sia così difficile arrivarci!) che per suonare con musicisti africani occorre lasciare loro molto spazio, essere discreti, rispettosi, accorgendosi così che a poco a poco la sinergia comincia a dare risultati sorprendenti.

Un concetto già ampiamente interiorizzato da un altro musicista ormai esperto di scambi di questo tipo come Henry Texier, il quale ha anche precisato che questo atteggiamento disponibile e aperto, nei confronti della "nostra" musica, ai musicisti africani viene spontaneo. Se poi il referente è un musicista come il maliano Toumani Diabate, virtuoso di kora (e figlio di Sidiki, definito il re della kora) riconosciuto maestro dello strumento sia nell'ambito della musica tradizionale, sia in quello del crossover (un "intermediario" che abbiamo ascoltato alle prese con il blues di Tai Mahal, col pop raffinato di Rokia Traoré, col flamenco dei Ketama e con l'esperimento techno-rock di Damon Albarn, il cantante dei Blur) l'avventura non poteva essere più soddisfacente.

Da buon jazzista, Rudd ha capito che occorreva rivedere tutto il sistema cromatico, le relazioni tra solisti e gruppo, dilatare lo spazio nel quale alleggerire la pesantezza del suo trombone e soprattutto intravedere nella musica suonata da kora, balaphon, 'nguni e djembé una sorta di "forma aperta" dove l'accompagnamento ripetitivo fornito da questi strumenti (nelle parole di Toumani Diabate "the sound of flowing water") libera il solista al di là delle consuete dodici tonalità. Ovvio che Rudd si assumesse un ruolo eminentemente melodico con un approccio leggero, quasi etereo, in una parola, poetico. Anche quando i ritmi sono serrati non si sconfina mai nell'eccesso (Rosmani, For Toumani) e ci si muove all'insegna di una raffinata calibratura timbrica con la incessante voce della kora che ricama il tutto con l'esuberanza gioiosa che si respira in un pomeriggio assolato.

Rudd scrive che solo alla fine del loro sodalizio ha cominciato ad inserire nel repertorio composizioni proprie scoprendo che anche la monkiana Jackie-ing faceva la sua bella figura, subito seguita da particolari arrangiamenti basati sulla Gerswiniana Summertime (Sena et Mariam) il tradizionale gallese All Through the Night o addirittura sulla Beethoveniana Inno alla Gioia (Malijam). Eppure, il disco suona proprio cool, sebbene l'atmosfera che si respira sia decisamente africana, all'interno della quale rimangono tracce inequivocabili del potere evocativo della musica con un impatto emotivo carezzevole come gli odori e i colori di quella terra.

Complimenti. A Rudd, che firma il suo album più curioso e alla sensibilità dei musicisti che lo affiancano, poeti che quotidianamente celebrano la bellezza e l'intensità della vita.

Valutazione: * * * * *

Sito della Sunnyside:
www.sunnysidezone.com

Elenco dei brani:
01. Bamako - 6:31
02. Rosmani - 6:01
03. Jackie-ing - 5:40
04. All Through The Night - 2:20
05. Hank - 5:57
06. Johanna - 7:47
07. For Toumani - 11:42
08. Malicool - 3:43
09. Sena Et Mariam - 5:58
10. Malijam - 4:01

Musicisti:
Roswell Rudd (trombone)
Toumani Diabate (kora)
Lassana Diabate (balaphon)
Basseko Kouyate (nguni)
Henry Schroy (basso)
Sayon Sissoko (chitarra)
Sekou Diabate (djembé)
Mamadou Kouyate (voce)
Dala Diabate (voce)



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