Francesca Odilia Bellino
"We don't determine music,
The music determine us;
We only follow it
To the end of our life
Then it goes on without us"
Prima di lasciare l'Europa per ritornare negli Stati Uniti dopo quasi trent'anni,
Steve Lacy decise di dare una serie di dieci concerti con differenti musicisti,
persone che in modi diversi erano state importanti per il suo percorso musicale. Un modo
personale ed esclusivo per salutare, a suo modo, vecchi amici e per rendere omaggio a
quanti fino a quel momento lo avevano affiancato e magari anche "accudito". Tra le
persone che non ci hanno pensato due volte a rispondere all'appello, c'e' stata
l'improvvisatrice francese Joelle Leandre. Non poteva non essere cosi'. Due
sensibilita' tanto vulcaniche, ardenti, travagliate e sensibili come le loro, non potevano
non incontrarsi ancora una volta - one more time - per raccontarsi, rivelarsi,
trovarsi a parlare quel linguaggio unico e irripetibile che e' l'improvvisazione. One
More Time e' pertanto la testimonianza dell'incontro con la Leandre avvenuto nel cafe'
Belga di Brussels il 28 luglio 2002.
Tre pezzi, rispettivamente di 32, 12 e 10 minuti; un brevissimo messaggio di Lacy alla
segreteria telefonica della Leandre; sullo sfondo il vociare di un normale caffe'; in
copertina un disegno dell'improvvisatrice rosso sangue, carico e impetuoso. One More
Time parte da dove finisce. Certamente l'ombra della recente scomparsa di Lacy si
libra alle spalle di questa scelta. Certamente l'intensita' della musica qualcosa
preannunciava...
"We hadn't played together for about fifteen years, and back then it wasn't as a duo,
as I remembered - Steve is very open, you do your thing, he does his thing. You juxtapose
different personalities, different languages, learn from your differences. There are
meetings along these two paths - the music is always stronger than the musicians if you
are sensitive, open and intelligent". Queste le parole della Leandre sulle quali, fa
giustamente notare Francesco Martinelli nelle bellissime note di copertina,
bisognerebbe meditare dato che offrono un'ottima chiave di interpretazione di questo CD e
del concetto di "libera improvvisazione" di entrambi i musicisti. One More Time
non cerca la "conciliabilita'", ma la trova. Le anime del passato (Monk) e del
presente (Taylor) affollano il sax di Lacy che suona scarno, asciugato ancora una
volta da tutte ridondanze, essenziale, rapsodico, in certi momenti, fino al parossismo.
Non e' difficile immaginare la Leandre completamente incorporata al suo strumento, come
sempre viscerale e radicale. Il dialogo e' profondo, poco astratto, attento piuttosto a
tutte le sfumature ritmiche che i due strumenti possono realizzare. A sprazzi, sembra che
la Leandre riesca nella titanica impresa di trascinare Lacy nel proprio magma
d'improvvisazione e che certe "differenze" possano davvero ricomporsi in un lungo,
complesso e articolato lavorio sui suoni. Ma chissa' ...
One More Time e' un documento che commuovera' quanti ancora, e sempre, hanno Lacy
nel cuore. E' tutto cosi' vivo e terso, che non e' difficile immaginarselo pronto a
ricomparire per una nuova, magica, unica avventura improvvisativa.
Sicuramente questo e' uno dei piu' bei dischi che si possono ascoltare, un piccolo gioiello
che quanti amano Lacy e la Leandre non devono lasciarsi sfuggire.
Valutazione: * * * * *
Sito della Leo Records:
www.leorecords.com
Elenco dei brani:
01. One More Time 1 - 32:15
02. One More Time 2 - 12:15
03. One More Time 3 - 10:10
04. Phone Message - 1:00
Musicisti:
Steve Lacy (sax)
Joelle Leandre (contrabbasso)