Valerio Prigiotti
«Ready for Freddie» è il quarto disco registrato da Freddie Hubbard per la
Blue Note. È anche il più importante nella prima fase della carriera di un
trombettista che, dalla seconda metà degli anni Settanta, ha perso slancio, per poi
scontrarsi con gravi danni alle labbra, causati da una pratica strumentale avventata.
Alla fine del 1962, Hubbard aveva già partecipato a dischi storici («Free
Jazz» e «Olé Coltrane») ed era entrato nei Jazz Messengers di Art
Blakey, completando una delle formazioni migliori del gruppo hard bop per eccellenza.
Hubbard sentiva il fascino delle innovazioni di Coltrane, quelle di «Giant
Steps» e le successive esplorazioni modali. Seppe trovare la sua strada e proporre composizioni lontane dai
trabocchetti del coltranismo, forse perché il suo essere trombettista impediva un'assimilazione
pedissequa e spingeva verso una rielaborazione originale.
È qualcosa che parte dal suo fraseggio, collocato nella scuola hard bop legata al nome di
Clifford Brown, ma articolato oltre le consuetudini dei suoi colleghi. L'elemento
di novità veniva dall'inserimento di moduli sassofonistici, presi da Coltrane e fusi a un
senso della frase impeccabile e a un suono bellissimo, anche sulle fasce estreme del
registro. Una versatilità che consentiva a Hubbard d'integrarsi con Blakey, senza perdere
l'occasione di partecipare a dischi avventurosi come «Out to Lunch»
e «Ascension».
La scrittura rispecchia le doti strumentali e segue lo schema canonico dei Blue Note anni
Sessanta, innovando il materiale melodico e armonico. Così Arietis rivede la
propulsione del Coltrane modale, aggiungendo una giocosità che parte dalla breve
introduzione e si trasmette alla sezione ritmica, quasi per intero coltraniana, ma qui
più distesa, meno infuocata. Weaver of Dreams, la classica ballad destinata a
mostrare le doti del leader, ha il vantaggio di non essere fra le più battute e gode di
una prestazione maestosa di Hubbard. Birdlike è un puro blues boppistico, ma si
avverte quanto il jazz fosse cambiato dagli anni di Parker: la concezione del ritmo,
soprattutto, è diversa, più elastica, ben espressa dal drumming innovativo di
Elvin Jones.
Le due composizioni più pregevoli sono Crisis e Marie Antoinette. La prima
è di Hubbard e va ben oltre le convezioni dei temi bebop, spesso semplice pretesto per
cavalcate sugli accordi. Hubbard segue la struttura AABA, ma la colora con fantasia:
sulla pulsazione latina di Jones, imposta un morbido corale dei fiati, poi chiude le A
con quattro battute che hanno la forza di un riff orchestrale; in mezzo un
bridge dal tipico svolgimento bop. I solisti recepiscono questa suddivisione per
tappe e offrono improvvisazioni articolate di conseguenza.
Marie Antoinette è di Wayne Shorter, compagno di Hubbard nei Jazz
Messengers, ed è una tipica composizione del sassofonista, insidiosa con la sua apparente
aria leggera, contraddetta da bruschi sviluppi angolari nel tema e da un giro armonico
che anticipa lo Shorter più maturo.
La front line è completata dall'eufonio di Bernard McKinney: Hubbard varia
l'assetto dei Jazz Messengers e sostituisce il trombone di Curtis Fuller con uno
strumento dal timbro fra il trombone a pistoni e il corno francese, col risultato di dare
più corpo alla tessitura dei fiati.
La coesistenza di Blakey e Coltrane è forse la cifra principale di «Ready for
Freddie» e consente a Hubbard di trovare la sua voce matura, circondato da solisti in
stato di grazia.
Valutazione: * * * * ½
Freddie Hubbard:
http://members.aol.com/jaz206/profiles/hubbard.html [breve profilo biografico e discografia]
Sito della Blue Note:
www.bluenote.com
Elenco dei brani:
01. Arietis (Freddie Hubbard) - 6:38
02. Weaver of Dreams (Young; Elliott) - 6:33
03. Marie Antoinette (Wayne Shorter) - 6:36
04. Birdlike (FH) - 10:12
05. Crisis (FH) - 11:31
06. Arietis - 5:48
07. Marie Antoinette - 6:13
Musicisti:
Freddie Hubbard (tromba)
Bernard McKinney (eufonio)
Wayne Shorter (sax tenore)
McCoy Tyner (pianoforte)
Art Davis (contrabbasso)
Elvin Jones (batteria)