Enrico Bettinello
Il sassofonista israeliano Assif Tsahar prosegue la sua interessante avventura nel
cuore della musica improvvisata di New York - città nella quale risiede ed è
attivo da anni - con produzioni sempre stimolanti a nome della propria etichetta, la
Hopscotch [di cui non dispiace affatto il packaging cartonato "povero", che
ricorda i vecchi vinili autoprodotti...] e con una sempre maggiore apertura a sviluppare
in modo nuovo e più vario l'abituale approccio - vagamente "ayleriano" - cui ci aveva
abituato nei primi tempi.
Jam è il titolo del lavoro in cui Tsahar [che alterna il sax tenore al clarinetto
basso] suona con il violino di Mat Maneri e le percussioni di Jim Black:
diversamente dalle "jam" sessions cui si è solitamente abituati, in cui il lavoro di
improvvisazione è basato su canzoni e brani arcinoti, ovviamente nel caso di questo trio,
l'estemporaneità è estesa anche alla creazione stessa della musica, del tessuto, della
relazione sonora.
Nelle nove parti registrate su questo disco, i tre musicisti sembrano molto ispirati e a
loro agio nella triangolazione emozionale, attentissimi a che la materia primigenia che
maneggiano non prenda mai il sopravvento, ma altrettanto attenti che non si perda mai di
vista la sua natura imprevedibile.
Si hanno così momenti in cui gli strumenti intrecciano sommessi mormorii - come nella
parte 2 - e si cercano, intrecciano fili che apparentemente sembrano poco consistenti, ma
che invece costituiscono la base per lo sviluppo del discorso: non per nulla la
successiva parte tre, che si apre con uno Tsahar sommesso e dolente, ne è la naturale,
bellissima, costruzione.
Quello suscitato dai tre è un mondo sonoro spesso inquieto, che richiama a volte voci
ancestrali, distese lontane che si raggrinzano in spasmi ritmici come nel caso della
parte 5, in cui la nevrosi urbana diventa parte della dialettica, ma non si ha mai -
nemmeno nei rari momenti di concitazione - quella sensazione [che a volte affiora in
certe sedute di improvvisazione] che la centrifuga energetica travolga tutto e tutti.
Prevale un tono di particelle, di pulviscolo, di ricerca microtonale [in questo Maneri è
un maestro], di grande maturità nel volere affrontare con i compagni di avventura una
ricognizione così acuta di alcuni sentieri sonori. Belle le note di copertina del poeta
Steve Dalatchinsky.
Grande maturità anche in Come Sunday, duo con il percussionista Tatsuya
Nakatani, disco che conferma come Tsahar stia ampliando il proprio spettro sonoro e
stia intelligentemente mettendosi in gioco con i diversi partner musicali che sceglie.
Punti di forza del disco sono di sicuro la non eccessiva lunghezza delle tracce - e
quindi la conseguente concisione delle idee - la brillantezza di Nakatani, che dispone di
una vasta tavolozza timbrica [c'è legno, metallo, sgocciolamento, sfregamento, tintinnio
nel suo modo di suonare] e che quindi riesce a dialogare in maniera feconda, suggerendo a
Tsahar percorsi sempre diversi di lirismo non convenzionale.
È davvero notevole la telepatia che unisce i due musicisti nell'esplorazione di angoli
sonori [da ascoltare ad esempio in quest'ottica le striature di "Sawing Clouds" o la
rapsodica "Circling the Cube"], anche nella rilettura del capolavoro di Duke
Ellington che dà il titolo al disco: la spiritualità del tema viene evocata con un
lirismo dolente e frammentato che si allontana moltissimo dal modello originale, ma così
facendo, ce ne restituisce una lettura quasi impalpabile e emozionante.
Un disco molto bello.
Valutazione:
Jam: * * * ½
Come Sunday: * * * *
Sito della Hopscotch:
www.hopscotchrecords.com
Elenco dei brani:
Jam
01. Part 1
02. Part 2
03. Part 3
04. Part 4
05. Part 5
06. Part 6
07. Part 7
08. Part 8
09. Part 9
Come Sunday
01. Rape Ace Slot
02. J Walk
03. Closed News
04. Sawing Clouds
05. Street Cleaning
06. Come Sunday
07. West 4th
08. NY Moment
09. Low Lov
10. Circling The Cube
11. Missed Rehearsal
Musicisti:
Jam
Assif Tsahar (sax tenore, clarinetto basso)
Mat Maneri (violino elettrico a 5 corde)
Jim Black (batteria, percussioni)
Come Sunday
Assif Tsahar (sax tenore, clarinetto basso)
Tatsuya Nakatani (batteria, percussioni)