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America / Triptych Myth
Cooper-Moore - Assif Tsahar / Cooper-Moore - Tom Abbs - Chad Taylor (Hopscotch Records - USA - 2003)

Pino Saulo

Cooper-Moore è nato nel 1946 ed ha iniziato a muovere i primi passi musicali nella New York della fine degli anni '60: è in giro insomma da più di 30 anni eppure vanta una (poco invidiabile) mancanza di fama e di notorietà non solo presso il grande pubblico ma anche tra gli appassionati più inclini a guardarsi intorno e a scoprire nuovi musicisti.

Ai più è noto in virtù delle sue collaborazioni - memorabile la militanza nella formazione di William Parker, In Order to Survive, nella quale aveva avuto modo di incontrare Assif Tsahar. In Italia lo si è visto di recente nell'Orchestra portata da Butch Morris alla Biennale di Venezia del 2003.

Pianista ma anche percussionista e, forse soprattutto, inventore e costruttore di strumenti, è un musicista apparentemente atipico, in realtà invece accomunabile a quella schiera di artisti che hanno fatto della libertà di espressione e della creatività musicale la loro ragione di vita, anteponendole a qualunque ipotetico successo.

In America, Cooper-Moore si divide tra pianoforte, banjo, percussioni, mouth bow e diddley-bo (provate a invertire i termini e avrete idea di quale suono possa emettere questo strumento) in duo con Assif Tsahar, ui al sax tenore, clarinetto basso e, su un brano, alla chitarra classica. È un album vario, intimo, assolutamente originale e di fortissimo impatto emotivo.

Si apre con il brano omonimo, sorta di neo-spiritual, ma la definizione è ovviamente imprecisa, dall'andamento ossessivo e martellante, con la voce di Cooper-Moore che si leva come un grido o un'anatema contro l'America, con toni da apocalittico bluesman; con la seconda traccia ci troviamo invece seduti sotto un portico di campagna con il banjo di Cooper-Moore e il clarinetto di Assif Tsahar - che qui sembra quasi un'armonica a bocca - a far da contrappunto sonoro ad una giornata che languidamente volge al termine. E si snodano così, con sentimenti sempre mutevoli ma dichiarati con originalità e sincerità di intenti, gli stati d'animo sonori del duo: fra meditazioni assorte e allucinate - "Tuscarora's Cry" e "The Tortoise & the Buzzard" -, dichiarazioni impetuose e che non ammettono repliche - "12th Avenue Messengers" e "Wounded Knee" - e i richiami country-blues di "Beyond the Years"; ma forse l'apice viene raggiunto dalle due versioni di "Lament for Trees", elegiaca riflessione scritta da Cooper-Moore e ottimamente servita da Tsahar al sax tenore.

In Triptych Myth, Cooper-Moore si dedica invece esclusivamente al pianoforte e sceglie come compagni di viaggio ancora una volta dei giovani musicisti: il batterista Chad Taylor, autentico astro nascente della nuova generazione del jazz più avventuroso e libero, colonna portante dei Chicago Underground - in tutte le declinazioni, dal duo al trio all'Orchestra - mente e istigatore del collettivo Active Ingredients che ha dato alle stampe di recente l'ottimo Titration per la Delmark , e il contrabbassista Tom Abbs, che ha già sfoderato i suoi artigli con Steve Swell, Ori Kaplan e con, per l'appunto, gli Active Ingredients.

Diciamolo subito, questo è uno dei più bei dischi in trio ascoltati di recente, per la capacità rara di sovvertire qualunque luogo comune sulla formula pianoforte, contrabbasso e batteria. Merito dei partner ma merito soprattutto di Cooper-Moore, autore di molti dei brani dell'album e capace di imprimere accelerazione, iniettare languore e infondere swing quando serve. Punteggiato da tre "Stop Time", veri e propri break ora di sapore minimale ora veloci e effervescenti, utili a riprendere fiato e a scandire ritmicamente il palinsesto sonoro, l'album si snoda attraverso una serie di paesaggi mutevoli e cangianti. Si passa da "Stem Cell", energetica e potente e dalla quasi impressionistica "Nautilus" all'andamento reggae di "The Fox" e al veloce e libero "Ricochet".

Le note di copertina, imprecise quanto a tempi e ordine dei brani - in fondo le trovate riportate come da CD ma crediamo di dover invertire la traccia 4 con la 5 e i tempi segnalati delle tracce 10 e 11 - e lapidarie quanto ad autori e esecutori, ci avvertono di due brani eseguiti in solo, l'ammaliante "Harare" per Chad Taylor e la dardeggiante "Raising Knox" per Tom Abbs, cionondimeno si può pensare a una presenza aggiuntiva o un overdub.

Si è sicuramente in trio invece per la swingante "Spatter Matter", la coinvolgente "Susan" e per l'inaspettato valzerino, sognante e delicato, di "Spencer's Eyes".

Valutazione di entrambi i dischi: * * * *

Sito della Hopscotch Records:
www.hopscotchrecords.com

Elenco dei brani:
America
01. America - 4:46 (Cooper-Moore)
02. Back Porch Chill - 4:52 (Cooper-Moore/Tsahar)
03. Tuscarora's Cry - 6:36 (Cooper-Moore/Tsahar)
04. 12th Avenue Messengers - 3:33 (Cooper-Moore)
05. Lament For Trees - 2:34 (Cooper-Moore)
06. The Tortoise & The Buzzard - 3:11 (Cooper-Moore/Tsahar)
07. No Cracklin No Bread - 5:07 (Cooper-Moore/Tsahar)
08. Lament For Trees - 6:43 (Cooper-Moore)
09. Beyond The Years - 5:06 (Tsahar)
10. Wounded Knee - 9:03 (Cooper-Moore/Tsahar)

Triptych Myth
01. Stem Cell - 5:42 (Cooper-Moore)
02. Nautilus - 3:24
03. The Fox - 3:49 (Cooper-Moore)
04. Stop Time # 1 - 0:51
05. Ricochet - 5:24
06. Harare - 5:58 (Chad Taylor)
07. Stop Time # 2 - 1:36
08. Raising Knox - 6:14 (Thomas Abbs)
09. Spatter Matter - 6:56 (Cooper-Moore)
10. Stop Time # 3 - 5:52
11. Spencer's Eyes - 1:33 (Cooper-Moore)
12. Susan - 5:47 (Cooper-Moore)

Musicisti:
America
Cooper-Moore (piano, diddley-bo, banjo, mouth bow, drum-skins, piatti)
Assif Tsahar (sax tenore, clarinetto basso, chitarra classica)

Triptych Myth
Cooper-Moore (piano)
Tom Abbs (contrabbasso)
Chad Taylor (batteria)




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