Valerio Prigiotti,
Ermes Rosina,
Francesco Cisternino,
Francesca Bellino,
Enrico Bettinello,
Marco Bertoli.
La Recorded Anthology of American Music è nata nel 1975 per documentare
la musica di molti artisti americani le cui opere erano difficilmente
accessibili. L'etichetta New World Records rappresenta il suo braccio operativo nel mondo discografico.
In poco più di un
quarto di secolo è riuscita a puntare l'attenzione su oltre 600 compositori, producendo
un totale di quasi 300 registrazioni.
L'etichetta newyorchese produce un numero limitato di CD, mai più di 20-25 titoli all'anno.
Il ventaglio delle registrazioni scelte si è andato via via diversificando: si spazia dal
repertorio che include concerti e musica corale, opera, musica sacra, alla musica per
bande, al jazz, alla musica tradizionale e folk e alla musica degli indiani d'americani. Con
una politica dichiaratamente attenta al merito artistico, e non al solo successo
commerciale, documenta un variegato, composito, e forse contradditorio, mondo di
esploratori del nuovo mondo sonoro.
Abbiamo scelto di presentare in questa recensione multipla alcuni tra i più recenti della New World, che documentano
il lavoro di sette compositori americani contemporanei
(Paul Seiko Chihara, Barney Childs, Gloria Coates, Kenneth Gaburo, Alvin Lucier,
Ernst Toch, Eric Stokes).
Esplorazioni infinitesimali nel senso delle variabili -reali e complesse- che
possono essere state fatte confluire in sede di composizione; intensive nel
senso della potenza, dell'estensione e del colore impresse al suono in sede di
esecuzione.
Lo sviluppo di questa idea ha dato vita a differenti percorsi, alcuni accademici, altri
confinanti con esperienze dell'avanguardia e del minimalismo con cui molti di questi
compositori furono in contatto (in particolare Gaburo e Lucier). Si tratta di esperienze
concretizzatesi tra gli anni '60 e gli anni '80 che, probabilmente a
causa di questo spirito, non sempre trovarono un'adeguata attenzione.
Paul Seiko Chihara, nativo di Seattle, studiò alla Cornell University,
frequentando anche maestri come la celeberrima Nadia Boulanger e Gunther
Schuller. Nella prima parte della sua carriera di compositore ha scritto musica di
stampo dodecafonico e atonale, ma, a metà degli anni Settanta, il contatto
con il cinema - si ricordi che ha composto colonne sonore per i film di Sidney
Lumet, Louis Malle, Arthur Penn e altri - è riuscito a
riavvicinarlo alla tonalità. Non si pensi a una scelta comoda, funzionale al
successo: la scrittura contemporanea di Chihara - ben rappresentata da "Forever Escher"
(1993-94) per doppio quartetto di archi e sassofoni - mantiene intatta la vocazione
onirica e incantatoria sviluppata nel corso della lunga frequentazione con il teatro e il
balletto. Spesso si avverte l'influenza del primo Stravinskij, del quale condivide
la capacità di dare forte rilievo gestuale alle linee melodiche.
Chihara è soprattutto un compositore americano, caratterizzato da un appetito onnivoro,
che l'origine asiatica arricchisce di elementi orientali - la densità delle pause, la
presenza di tematiche giapponesi come il sucidio rituale, reso con straordinario incanto
nel balletto "Shinju" (1973), fra percussioni tribali, masse orchestrali memori della
lezione di Maderna e del free jazz, voci di samurai che paiono uscire da un libro
di Mishima ... - un meticciato culturale non assimilabile a una trita tuttologia
modaiola, ma profonda assimilazione naturale, come può essere solo per chi ha nel sangue
i tratti più vitali della cultura americana.
La poetica di Chihara è più forte delle scelte di campo - tonale vs. atonale - e
l'unitarietà della sua esperienza è dimostrata da "Wind Song" (1971), concerto per
violoncello e orchestra legato alla fase giovanile, ma dotato dello stesso gusto per le
tessiture leggere, ariose e per le movenze melodiche delicate, che ritroviamo nelle
composizioni più recenti.
V.P.
Barney Childs, autore statunitense attivo tanto nella letteratura
quanto, se non soprattutto, in ambito musicale, ha sviluppato un metodo compositivo
ricalcato sulla falsariga dell'indeterminazione cageana e della musica intuitiva
di Stockhausen. La musica di Childs è depurata dagli aspetti
misticheggianti propri della teoria e della prassi dei compositori sopra menzionati, in
favore di una ricerca fondata su un apparato simbolico tanto articolato da
sconfinare in una eccessiva preoccupazione formale.
I centocinque schemi grafici, contenenti più o meno dettagliate indicazioni di ritmo,
tempo, dinamica, suono e struttura, non riescono infatti a infondere espressività al
quintetto di fiati iniziale "Take 5" (1962), così come il live electronics
in "London Rice Wine" (1973) non entra mai in relazione dialettica con le sonorità
naturali del flauto, svolgendo un ruolo poco più che coloristico.
Guizzi di un certo interesse si notano in "Instant Winners" (1986) per clarinetto
solista, dove l'aplomb intellettualistico si stempera a tratti in umorismo
sottile, mentre sotto il profilo timbrico (alquanto in ombra nel CD) si segnala la voce
grave e quasi animalesca del sarrusofono contrabbasso [strumento di ottone ad ancia
doppia che ha un meccanismo simile all'oboe e al fagotto], con i suoi rari e improvvisi
slanci verso l'acuto, incalzati dai possenti timpani di "The Golden Bubble" (1967).
E.R.
Gloria Coates è una compositrice americana di nascita, ma che da anni
vive perlopiù in Germania. Studi musicali da manuale, allieva del compositore russo
Alexander Tcherepnin con il quale ha mantenuto nel tempo un contatto artistico ed
umano, è arrivata all'età di 65 anni rimanendo poco conosciuta in patria e non
molto di più in Germania.
Coates ha realizzato un grosso ammontare di partiture, spesso di natura orchestrale più
che cameristica; la sua discografia è relativamente ampia, basti dire che il
Kronos Quartet ha registrato tre dei suoi quartetti d'archi in
un'incisione per la etichetta Pro Viva. Scritti tra il 1973 e il 1991, i
brani "Cette blanche agonie" per soprano, corno inglese e orchestra e la cantata "The
Force for Peace in War" per soprano e orchestra da camera, furono registrati dal vivo per
un programma alla radio bavarese.
Il motivo del nome piccolo piccolo della Coates nella musica di oggi dipende forse dal
fatto che haintrapreso un percorso individuale non riducibile ad una qualche scuola o filone, ossia
minimalismi vari, serialismi integrali(sti)...
L'approccio compositivo è di marca non tonale, l'uso delle polifonie si presta
poco a definizioni accademiche e il frequente uso di glissati ascendenti e discendenti in
contrasto fa sì che un nome le si accosti, quello del polacco Krzysztof
Penderecki. Basti pensare alla "Sinfonia n° 8" e denominata "Indian Sounds": nei tre
movimenti "Indian Grounds", "Indian Mounds" e "Indian Rounds" si stagliano all'oboe o al
corno inglese frammenti di canti dei nativi americani Winnebago, Plains,
Seneca, limpidissimi su glissati che salgono e scendono incastrandosi come fossero
onde del mare. Le melodie native acquisiscono una funzione evocativa di ciascuna delle
etnie stanziate nello Stato del Wisconsin dove la Coates è cresciuta e ne ha avvertito la
presenza. A distanza di tanti anni, un grande tributo ricorda quelle culture con onore.
F.C.
Kenneth Gaburo fu artista a tutto campo. Essenzialmente concentrato sulla
musica elettronica, dimostrò di possedere un carattere estremamente poliedrico in
diversi campi di ricerca, componendo numerosi lavori per strumenti, voci, multi-media,
teatro. La sua particolare personalità lo portò più volte ad entrare, ma poi uscire
polemicamente, dalle scuole istituzionalizzate dei grandi maestri americani del suo
tempo, si pensi alla lunga permanenza nella University of Illinois, dove fece parte di
una vera e propria comunità di musicisti insieme a Herbert Brun, Salvatore
Martiano, Edwin London e James Beauchamp, si ricordi la lunga amicizia
con la sperimentatrice Pauline Oliveros o le ultime collaborazioni con il
cantante/compositore Bonnie Barnett.
La sua poetica verte attorno alla voce e al linguaggio, come noi gli diamo forma e come
esso ci modella. In "Antiphony III" (1962), "Antiphony IV" (1967) e "The Flow of (U)"
(1974) si fondono registrazioni assemblate, vocalizzi, recitazioni di poemi della
poetessa Virginia Hommel e dello stesso Gaburo. L'indagine di Gaburo si muove su
diversi filoni e con diverse modalità: riguarda il timbro, nella mixatura di suoni
concreti e generati elettronicamente; concerne le sfumature vocali, con
l'estensione della serie espressiva di suoni concreti attraverso delle manipolazioni
meccaniche da una parte e nel riprodurre la rigidità della macchina attraverso flessibili
tecniche compositive dall'altra; riguarda infine lo stile della composizione in quanto lo
stereo è trasformato in un sistema contrappuntistico dove più registrazioni su
nastro magnetico, contemporaneamente trasmesse, diventano linee melodiche quasi
polifoniche. In "Mouth-Piece" (1970) si esaspera a tal punto il rapporto voce/linguaggio
che il trombettista deve provare a presentare sei linee contrappuntistiche
contemporaneamente (emettendo tutti i fonemi conosciuti dalla voce, e non i soliti "p"
e "k"), mantenendo il senso di coerente identità timbrica di ciascuna linea.
I brani che appartengono alla produzione degli anni '60/inizio '70 preludono esplorazioni
successive in cui Gaburo si concentrerà su altrettanto lunghe ed interessanti ricerche
incentrate esclusivamente intorno all'ettronica. Tali sperimentazioni coinvolgeranno il
compositore americano in vero e proprio processo di fabbricazione del suono, suo,
unico, fisico, quasi sovversivo.
F.B.
Vespers and Other Early Works ci offre una panoramica interessantissima e doverosa
sui primi lavori del compositore americano Alvin Lucier, studi a Yale e
Brandeis (con una scappata a Roma), una lunga carriera di insegnamento a Brandeis e alla
Wesleyan University. Fu fondatore assieme a Ashley, Behrman e Mumma
della Sonic Arts Union e uno dei pionieri della ricerca elettronica,
dell'esplorazione dello spazio sonoro e delle relazioni all'interno di questo.
La più antica tra le cinque composizioni che ritroviamo nel CD recensito è "Elegy For
Albert Anastasia" (1961-63), per nastro magnetico, giocata prevalentemente su suoni
(bellissimi e evocativi) che stanno sotto la soglia dell'udibile, come avrebbe dovuto sapere il famoso mafioso ricordato
nel titolo quando stava seduto - per l'ultima volta - sulla sedia del barbiere...
Del 1967 è invece "North American Time Capsule", i cui suoni sono trasfigurati in codice
dal Sylvania Electronic Systems Vocoder e ci proiettano dentro un'irresistibile
dialogo fra extraterrestri o astronauti distorti dal tempo, incomprensibile a chiunque
non possieda la chiave del codice... cosa su cui riflettere.
"Chambers", del 1968, è una acuta riflessione sulla stessa azione dell'ascolto che ci
porta l'effetto di suoni rinchiusi dentro stanze che si spostano. In "Vespers"
l'esperienza musicale deriva dal significato che il suono assume in rapporto allo spazio
in cui viene prodotto, qui da un complesso apparato di registrazione chiamato "Sondols".
La composizione più recente (1970), "(Middletown) Memory Space", il cui titolo può
variare a seconda del luogo di esecuzione, si avvale invece di una strumentazione più
convenzionale - se così si può dire - con koto, shakuhachi, chitarra, fisarmonica e
piano e risulta meno avventuroso, sebbene sfoggi diversi momenti di particolare intensità
lirica.
Una raccolta importante, che anticipa tecniche e riflessioni che le successive
avanguardie, o presunte tali, terranno in grande considerazione, dal momento che lo
spazio, la variabile dell'ascolto, il ruolo stesso del suono - o dell'assenza di esso -
sono ancora al centro di grandi interrogativi musicali.
E.B.
Eric Stokes (1930-1999), originario del New Jersey, emerge come un artista
statunitense tanto paradigmatico da rasentare la caricatura del vitalismo democratico e
trascendentalista di un Whitman o di un Thoreau o, più a proposito, di un
Ives. Si tratta invece, come è sempre il caso per gli artisti nordamericani
rappresentativi, di un creatore molto, forse fin troppo, consapevole, radicato nella
cultura e nella tradizione del suo Paese, ma ben conscio del peculiarissimo carattere
composito e intrinsecamente "moderno" di quella tradizione.
Il catalogo del compositore comprende lavori nei generi più diversi e nelle più varie
scale, ma il senso dell'improvvisazione è vivissimo soprattutto in queste composizioni
della maturità. Non si deve però intendere qui improvvisazione come invenzione
estemporanea, ma come approccio del compositore al materiale sonoro. Lo si apprezzi nel
trittico d'apertura, "Susquehannas" (1985): i timbri puri degli strumenti, col prevalere
delle percussioni in un fitto tappeto coloristico, sono strumenti di
contemplazione del farsi della musica una volta che il compositore vi abbia dato un
piccolo, quasi impercettibile impulso ritmico. La tecnica strumentale impiegata è sempre
percussiva e subordinata sia alla struttura delle parti dell'opera, sia al colore. Il
pianoforte è impegnato quasi costantemente nell'esecuzione di tremoli piuttosto
larghi e di ribattuti, percussione fra le percussioni, anche quando lo sviluppo si
apre a un contrappunto libero. Il medesimo percorso segue anche la suite "The Pickpocket
Is Lyrical Two" (1994) che fa, a differenza delle altre composizioni, largo uso di temi
popolari autentici.
M.B.
Esponente precoce della diaspora artistica tedesco-austriaca degli anni Trenta, il
viennese Ernest Toch (1887-1964) arrivò a godere, prima del disastro, di una fama
e di un prestigio che difficilmente si assocerebbero oggi al suo nome: basterà dire che
il "Primo concerto per pianoforte" (1926), qui presentato, ebbe come primi interpreti Walter
Gieseking e Hermann Scherchen.
E quel concerto in special modo che spiega la dimenticanza in cui i suoi lavori sono
caduti e a un tempo ce ne fa rammaricare. Toch si mostra quel genere di artista che - ad un certo punto - si
trova a indicare una soluzione ai problemi dell'attualità musicale che
risulta essere minoritaria e pertanto confinata, senza sviluppi, in una piega della
storia. Il compositore offre una via d'uscita dalle strettoie della tonalità che non ha
che legami vaghi e occasionali con quella, programmatica e scientifica, di
Schoenberg e che è piuttosto nel segno del cromatismo esasperato (in particolare
mi riferisco al curioso primo tema bitonale del primo movimento del Concerto), tanto nel
senso armonico che in quello coloristico. Un linguaggio di facile leggibilità e di una
qualità narrativa (questa certamente molto tradizionale) del discorso, soprattutto dal
punto di vista della forma.
Dal cromatismo intenso e dai ritmi potenti del concerto alle suggestioni coloristiche
orchestrali delle overture e soprattutto delle variazioni sinfoniche qui
contenute, Toch - che negli USA ebbe una bella carriera di compositore per film - ci si
presenta come un tardoromantico problematico, ma in qualche modo arrestato nel suo
sviluppo da drammatiche vicende esterne che il suo carattere non era forse preparato a
reggere senza crisi. Lo mostrano il "Peter Pan" (1956) e il "Pinocchio" (1935), opere
marcate già da un certo generico "novecentismo".
M.B.
Sito della New World Records:
www.newworldrecords.org
Elenco dei brani:
Paul Chihara - Forever Escher - Shinju - Wind Song
01.-04. Forever Escher
01. Molto moderato - 3:47
02. Allegro vivace: Ben ritmico - 5:52
03. Calmo - 3:40
04. Andante cantabile: "Quarendo invenientes" - 6:47
05.-16. Shinju
05. Prelude - 1:10
06. Azuma asobi - 1:49
07. Boy's Solo - 1:37
08. Butterflies - 1:18
09. Girl's Solo - 2:34
10. Abduction - 1:52
11. Fight - 2:34
12. Pas de six - 2:12
13. Separation - 2:36
14. Scene Change - 0:37
15. Preparation - 2:38
16. Death Scene - 1:30
17.-19. Wind Song
17. Calmo - 4:02
18. Liberamente - 7:15
19. Con fantasia - 7:28
Amherst Saxofone Quartet; Arcata String Quartet; The Ballet Arts Orchestra, Paul Chihara
(direttore); Suenobu Togi (voce solista); Jeffrey Solow (violoncello); American Synphony
Orchestra, Gerhard Samuel (direttore).
Barney Childs - A Music - that it might be ...
01. Take 5 - 03:44
02. A Music; that it might be... - 11:31
03. Grande Fantasie de Concert - 4:13
04. London Rice Wine - 4:30
05. Pastoral - 5:50
06. Instant Winners - 9:45
07. Changes for Three Oboes - 8:15
08. Quartet for Bassoons - 4:18
09. The Golden Bubble - 3:17
10. Variation on Night River Music - 5:07
Phillip Rehfaldt (legni); Ron George (percussioni); Marco Schindelmann (lettore).
Gloria Coates - Cette blanche agonie / Indian Sounds / The force for peace in
war / Fonte di Rimini
01. Cette blanche agonie - 9:12
Indian Sounds
02. Indian grounds - 11:20
03. Indian mounds - 8:49
04. Indian rounds - 7:23
05.-12. The force for peace in war -
13. The force for peace in war, Wir T?nen Allein - 8:02
14. Fragment from Leonardòs Notebooks, Fonte di Rimini - 11:06
Sigune von Osten (soprano); Musica Viva Ensemble Dresden; International Bayreuth Youth
Festival Orchestra, Jürgen Wirrmann e Matthias Kuntzsch (direttori).
Kenneth Gaburo - Five Works for Voices, Instruments and Electronics
01. Antiphony IV (Poised) - 9:34
02. String Quartet in One Movement - 8:53
03. Mouth-Piece: Sextet for Solo Trumpet - 5:41
04. Antiphony III (Pearl-white moments) - 16:23
05. The Flow of (u) - 23:01
Thomas Howell (piccolo); James Fulkerson (trombone); Thomas Fredickson (contrabbasso);
Barbara Dalheim (voce); Kenneth Gaburo (direttore); Walden String Quartet; Jack Logan
(tromba); New Music Choral Ensemble; Linda Vickerman, Elinor Barron, Philip Larson
(voci).
Musicisti: Alvin Lucier - Vespers and Other Early Works
01. Vespers - 15:54
02. Chambers - 14:19
03. North American Time Capsule - 10:35
04. (Middletown) Memory Space - 16:32
05. Elegy For Albert Anastasia - 7:22
Eric Stokes - Susquehannas / The Pickpocket is Lyrical Two / Tintinnabulary /
Whittlings
01. Susquehannas - 10:49
02. The Pickpocket is Lyrical Two - 13:51
03. Tintinnabulary (Phonic Paradigm IV) - 11:31
04. Whittlings - 11:13
Heather Barringer, Patti Cudd, Jay Johnson (percussioni); Michael Lowenstern (clarinetto,
clarinetto basso);
David Milne (sax alto); Carl Witt (piano, tastiere).
Ernst Toch - Piano Concerto n. 1 / Peter Pan / Pinocchio / Big Ben
01. Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 Op. 38 - 29:16
02. Peter Pan, A Fairy Tale for Orchestra Op. 76 - 13:30
03. Pinocchio, A Merry Overture - 7:33
04. Big Ben, Variation Fantasy on the Westminster Chimes Op. 62 - 16:16
Orchestra Sinfonica di Amburgo diretta da Leon Botstein; Todd Crow (pianoforte).