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Forever Escher - Shinju - Wind Song / A Music - that it might be ... / Cette blanche agonie - Indian Sounds - The Force for Peace in War - Fonte di Rimini / Five Works for Voices, Instruments and Electronics / Vespers and Other Early Works / Susquehannas - The Pickpocket is Lyrical Two - Tintinnabulary - Whittlings
Paul Seiko Chihara / Barney Childs / Gloria Coates / Kenneth Gaburo / Alvin Lucier / Eric Stokes / Ernst Toch (New World Records - USA - 2002)

Valerio Prigiotti, Ermes Rosina, Francesco Cisternino, Francesca Bellino, Enrico Bettinello, Marco Bertoli.

La Recorded Anthology of American Music è nata nel 1975 per documentare la musica di molti artisti americani le cui opere erano difficilmente accessibili. L'etichetta New World Records rappresenta il suo braccio operativo nel mondo discografico.

In poco più di un quarto di secolo è riuscita a puntare l'attenzione su oltre 600 compositori, producendo un totale di quasi 300 registrazioni.

L'etichetta newyorchese produce un numero limitato di CD, mai più di 20-25 titoli all'anno. Il ventaglio delle registrazioni scelte si è andato via via diversificando: si spazia dal repertorio che include concerti e musica corale, opera, musica sacra, alla musica per bande, al jazz, alla musica tradizionale e folk e alla musica degli indiani d'americani. Con una politica dichiaratamente attenta al merito artistico, e non al solo successo commerciale, documenta un variegato, composito, e forse contradditorio, mondo di esploratori del nuovo mondo sonoro.

Abbiamo scelto di presentare in questa recensione multipla alcuni tra i più recenti della New World, che documentano il lavoro di sette compositori americani contemporanei (Paul Seiko Chihara, Barney Childs, Gloria Coates, Kenneth Gaburo, Alvin Lucier, Ernst Toch, Eric Stokes).

Esplorazioni infinitesimali nel senso delle variabili -reali e complesse- che possono essere state fatte confluire in sede di composizione; intensive nel senso della potenza, dell'estensione e del colore impresse al suono in sede di esecuzione.
Lo sviluppo di questa idea ha dato vita a differenti percorsi, alcuni accademici, altri confinanti con esperienze dell'avanguardia e del minimalismo con cui molti di questi compositori furono in contatto (in particolare Gaburo e Lucier). Si tratta di esperienze concretizzatesi tra gli anni '60 e gli anni '80 che, probabilmente a causa di questo spirito, non sempre trovarono un'adeguata attenzione.



Paul Seiko Chihara, nativo di Seattle, studiò alla Cornell University, frequentando anche maestri come la celeberrima Nadia Boulanger e Gunther Schuller. Nella prima parte della sua carriera di compositore ha scritto musica di stampo dodecafonico e atonale, ma, a metà degli anni Settanta, il contatto con il cinema - si ricordi che ha composto colonne sonore per i film di Sidney Lumet, Louis Malle, Arthur Penn e altri - è riuscito a riavvicinarlo alla tonalità. Non si pensi a una scelta comoda, funzionale al successo: la scrittura contemporanea di Chihara - ben rappresentata da "Forever Escher" (1993-94) per doppio quartetto di archi e sassofoni - mantiene intatta la vocazione onirica e incantatoria sviluppata nel corso della lunga frequentazione con il teatro e il balletto. Spesso si avverte l'influenza del primo Stravinskij, del quale condivide la capacità di dare forte rilievo gestuale alle linee melodiche.

Chihara è soprattutto un compositore americano, caratterizzato da un appetito onnivoro, che l'origine asiatica arricchisce di elementi orientali - la densità delle pause, la presenza di tematiche giapponesi come il sucidio rituale, reso con straordinario incanto nel balletto "Shinju" (1973), fra percussioni tribali, masse orchestrali memori della lezione di Maderna e del free jazz, voci di samurai che paiono uscire da un libro di Mishima ... - un meticciato culturale non assimilabile a una trita tuttologia modaiola, ma profonda assimilazione naturale, come può essere solo per chi ha nel sangue i tratti più vitali della cultura americana.

La poetica di Chihara è più forte delle scelte di campo - tonale vs. atonale - e l'unitarietà della sua esperienza è dimostrata da "Wind Song" (1971), concerto per violoncello e orchestra legato alla fase giovanile, ma dotato dello stesso gusto per le tessiture leggere, ariose e per le movenze melodiche delicate, che ritroviamo nelle composizioni più recenti.

V.P.



Barney Childs, autore statunitense attivo tanto nella letteratura quanto, se non soprattutto, in ambito musicale, ha sviluppato un metodo compositivo ricalcato sulla falsariga dell'indeterminazione cageana e della musica intuitiva di Stockhausen. La musica di Childs è depurata dagli aspetti misticheggianti propri della teoria e della prassi dei compositori sopra menzionati, in favore di una ricerca fondata su un apparato simbolico tanto articolato da sconfinare in una eccessiva preoccupazione formale.

I centocinque schemi grafici, contenenti più o meno dettagliate indicazioni di ritmo, tempo, dinamica, suono e struttura, non riescono infatti a infondere espressività al quintetto di fiati iniziale "Take 5" (1962), così come il live electronics in "London Rice Wine" (1973) non entra mai in relazione dialettica con le sonorità naturali del flauto, svolgendo un ruolo poco più che coloristico.

Guizzi di un certo interesse si notano in "Instant Winners" (1986) per clarinetto solista, dove l'aplomb intellettualistico si stempera a tratti in umorismo sottile, mentre sotto il profilo timbrico (alquanto in ombra nel CD) si segnala la voce grave e quasi animalesca del sarrusofono contrabbasso [strumento di ottone ad ancia doppia che ha un meccanismo simile all'oboe e al fagotto], con i suoi rari e improvvisi slanci verso l'acuto, incalzati dai possenti timpani di "The Golden Bubble" (1967).

E.R.



Gloria Coates è una compositrice americana di nascita, ma che da anni vive perlopiù in Germania. Studi musicali da manuale, allieva del compositore russo Alexander Tcherepnin con il quale ha mantenuto nel tempo un contatto artistico ed umano, è arrivata all'età di 65 anni rimanendo poco conosciuta in patria e non molto di più in Germania.

Coates ha realizzato un grosso ammontare di partiture, spesso di natura orchestrale più che cameristica; la sua discografia è relativamente ampia, basti dire che il Kronos Quartet ha registrato tre dei suoi quartetti d'archi in un'incisione per la etichetta Pro Viva. Scritti tra il 1973 e il 1991, i brani "Cette blanche agonie" per soprano, corno inglese e orchestra e la cantata "The Force for Peace in War" per soprano e orchestra da camera, furono registrati dal vivo per un programma alla radio bavarese.
Il motivo del nome piccolo piccolo della Coates nella musica di oggi dipende forse dal fatto che haintrapreso un percorso individuale non riducibile ad una qualche scuola o filone, ossia minimalismi vari, serialismi integrali(sti)...

L'approccio compositivo è di marca non tonale, l'uso delle polifonie si presta poco a definizioni accademiche e il frequente uso di glissati ascendenti e discendenti in contrasto fa sì che un nome le si accosti, quello del polacco Krzysztof Penderecki. Basti pensare alla "Sinfonia n° 8" e denominata "Indian Sounds": nei tre movimenti "Indian Grounds", "Indian Mounds" e "Indian Rounds" si stagliano all'oboe o al corno inglese frammenti di canti dei nativi americani Winnebago, Plains, Seneca, limpidissimi su glissati che salgono e scendono incastrandosi come fossero onde del mare. Le melodie native acquisiscono una funzione evocativa di ciascuna delle etnie stanziate nello Stato del Wisconsin dove la Coates è cresciuta e ne ha avvertito la presenza. A distanza di tanti anni, un grande tributo ricorda quelle culture con onore.

F.C.


Kenneth Gaburo fu artista a tutto campo. Essenzialmente concentrato sulla musica elettronica, dimostrò di possedere un carattere estremamente poliedrico in diversi campi di ricerca, componendo numerosi lavori per strumenti, voci, multi-media, teatro. La sua particolare personalità lo portò più volte ad entrare, ma poi uscire polemicamente, dalle scuole istituzionalizzate dei grandi maestri americani del suo tempo, si pensi alla lunga permanenza nella University of Illinois, dove fece parte di una vera e propria comunità di musicisti insieme a Herbert Brun, Salvatore Martiano, Edwin London e James Beauchamp, si ricordi la lunga amicizia con la sperimentatrice Pauline Oliveros o le ultime collaborazioni con il cantante/compositore Bonnie Barnett.

La sua poetica verte attorno alla voce e al linguaggio, come noi gli diamo forma e come esso ci modella. In "Antiphony III" (1962), "Antiphony IV" (1967) e "The Flow of (U)" (1974) si fondono registrazioni assemblate, vocalizzi, recitazioni di poemi della poetessa Virginia Hommel e dello stesso Gaburo. L'indagine di Gaburo si muove su diversi filoni e con diverse modalità: riguarda il timbro, nella mixatura di suoni concreti e generati elettronicamente; concerne le sfumature vocali, con l'estensione della serie espressiva di suoni concreti attraverso delle manipolazioni meccaniche da una parte e nel riprodurre la rigidità della macchina attraverso flessibili tecniche compositive dall'altra; riguarda infine lo stile della composizione in quanto lo stereo è trasformato in un sistema contrappuntistico dove più registrazioni su nastro magnetico, contemporaneamente trasmesse, diventano linee melodiche quasi polifoniche. In "Mouth-Piece" (1970) si esaspera a tal punto il rapporto voce/linguaggio che il trombettista deve provare a presentare sei linee contrappuntistiche contemporaneamente (emettendo tutti i fonemi conosciuti dalla voce, e non i soliti "p" e "k"), mantenendo il senso di coerente identità timbrica di ciascuna linea.

I brani che appartengono alla produzione degli anni '60/inizio '70 preludono esplorazioni successive in cui Gaburo si concentrerà su altrettanto lunghe ed interessanti ricerche incentrate esclusivamente intorno all'ettronica. Tali sperimentazioni coinvolgeranno il compositore americano in vero e proprio processo di fabbricazione del suono, suo, unico, fisico, quasi sovversivo.

F.B.


Vespers and Other Early Works ci offre una panoramica interessantissima e doverosa sui primi lavori del compositore americano Alvin Lucier, studi a Yale e Brandeis (con una scappata a Roma), una lunga carriera di insegnamento a Brandeis e alla Wesleyan University. Fu fondatore assieme a Ashley, Behrman e Mumma della Sonic Arts Union e uno dei pionieri della ricerca elettronica, dell'esplorazione dello spazio sonoro e delle relazioni all'interno di questo.

La più antica tra le cinque composizioni che ritroviamo nel CD recensito è "Elegy For Albert Anastasia" (1961-63), per nastro magnetico, giocata prevalentemente su suoni (bellissimi e evocativi) che stanno sotto la soglia dell'udibile, come avrebbe dovuto sapere il famoso mafioso ricordato nel titolo quando stava seduto - per l'ultima volta - sulla sedia del barbiere... Del 1967 è invece "North American Time Capsule", i cui suoni sono trasfigurati in codice dal Sylvania Electronic Systems Vocoder e ci proiettano dentro un'irresistibile dialogo fra extraterrestri o astronauti distorti dal tempo, incomprensibile a chiunque non possieda la chiave del codice... cosa su cui riflettere.

"Chambers", del 1968, è una acuta riflessione sulla stessa azione dell'ascolto che ci porta l'effetto di suoni rinchiusi dentro stanze che si spostano. In "Vespers" l'esperienza musicale deriva dal significato che il suono assume in rapporto allo spazio in cui viene prodotto, qui da un complesso apparato di registrazione chiamato "Sondols".
La composizione più recente (1970), "(Middletown) Memory Space", il cui titolo può variare a seconda del luogo di esecuzione, si avvale invece di una strumentazione più convenzionale - se così si può dire - con koto, shakuhachi, chitarra, fisarmonica e piano e risulta meno avventuroso, sebbene sfoggi diversi momenti di particolare intensità lirica.

Una raccolta importante, che anticipa tecniche e riflessioni che le successive avanguardie, o presunte tali, terranno in grande considerazione, dal momento che lo spazio, la variabile dell'ascolto, il ruolo stesso del suono - o dell'assenza di esso - sono ancora al centro di grandi interrogativi musicali.

E.B.


Eric Stokes (1930-1999), originario del New Jersey, emerge come un artista statunitense tanto paradigmatico da rasentare la caricatura del vitalismo democratico e trascendentalista di un Whitman o di un Thoreau o, più a proposito, di un Ives. Si tratta invece, come è sempre il caso per gli artisti nordamericani rappresentativi, di un creatore molto, forse fin troppo, consapevole, radicato nella cultura e nella tradizione del suo Paese, ma ben conscio del peculiarissimo carattere composito e intrinsecamente "moderno" di quella tradizione.

Il catalogo del compositore comprende lavori nei generi più diversi e nelle più varie scale, ma il senso dell'improvvisazione è vivissimo soprattutto in queste composizioni della maturità. Non si deve però intendere qui improvvisazione come invenzione estemporanea, ma come approccio del compositore al materiale sonoro. Lo si apprezzi nel trittico d'apertura, "Susquehannas" (1985): i timbri puri degli strumenti, col prevalere delle percussioni in un fitto tappeto coloristico, sono strumenti di contemplazione del farsi della musica una volta che il compositore vi abbia dato un piccolo, quasi impercettibile impulso ritmico. La tecnica strumentale impiegata è sempre percussiva e subordinata sia alla struttura delle parti dell'opera, sia al colore. Il pianoforte è impegnato quasi costantemente nell'esecuzione di tremoli piuttosto larghi e di ribattuti, percussione fra le percussioni, anche quando lo sviluppo si apre a un contrappunto libero. Il medesimo percorso segue anche la suite "The Pickpocket Is Lyrical Two" (1994) che fa, a differenza delle altre composizioni, largo uso di temi popolari autentici.

M.B.


Esponente precoce della diaspora artistica tedesco-austriaca degli anni Trenta, il viennese Ernest Toch (1887-1964) arrivò a godere, prima del disastro, di una fama e di un prestigio che difficilmente si assocerebbero oggi al suo nome: basterà dire che il "Primo concerto per pianoforte" (1926), qui presentato, ebbe come primi interpreti Walter Gieseking e Hermann Scherchen.
E quel concerto in special modo che spiega la dimenticanza in cui i suoi lavori sono caduti e a un tempo ce ne fa rammaricare. Toch si mostra quel genere di artista che - ad un certo punto - si trova a indicare una soluzione ai problemi dell'attualità musicale che risulta essere minoritaria e pertanto confinata, senza sviluppi, in una piega della storia. Il compositore offre una via d'uscita dalle strettoie della tonalità che non ha che legami vaghi e occasionali con quella, programmatica e scientifica, di Schoenberg e che è piuttosto nel segno del cromatismo esasperato (in particolare mi riferisco al curioso primo tema bitonale del primo movimento del Concerto), tanto nel senso armonico che in quello coloristico. Un linguaggio di facile leggibilità e di una qualità narrativa (questa certamente molto tradizionale) del discorso, soprattutto dal punto di vista della forma.

Dal cromatismo intenso e dai ritmi potenti del concerto alle suggestioni coloristiche orchestrali delle overture e soprattutto delle variazioni sinfoniche qui contenute, Toch - che negli USA ebbe una bella carriera di compositore per film - ci si presenta come un tardoromantico problematico, ma in qualche modo arrestato nel suo sviluppo da drammatiche vicende esterne che il suo carattere non era forse preparato a reggere senza crisi. Lo mostrano il "Peter Pan" (1956) e il "Pinocchio" (1935), opere marcate già da un certo generico "novecentismo".

M.B.


Sito della New World Records:
www.newworldrecords.org


Elenco dei brani:
Paul Chihara - Forever Escher - Shinju - Wind Song

01.-04. Forever Escher
01. Molto moderato - 3:47
02. Allegro vivace: Ben ritmico - 5:52
03. Calmo - 3:40
04. Andante cantabile: "Quarendo invenientes" - 6:47
05.-16. Shinju
05. Prelude - 1:10
06. Azuma asobi - 1:49
07. Boy's Solo - 1:37
08. Butterflies - 1:18
09. Girl's Solo - 2:34
10. Abduction - 1:52
11. Fight - 2:34
12. Pas de six - 2:12
13. Separation - 2:36
14. Scene Change - 0:37
15. Preparation - 2:38
16. Death Scene - 1:30
17.-19. Wind Song
17. Calmo - 4:02
18. Liberamente - 7:15
19. Con fantasia - 7:28

Amherst Saxofone Quartet; Arcata String Quartet; The Ballet Arts Orchestra, Paul Chihara (direttore); Suenobu Togi (voce solista); Jeffrey Solow (violoncello); American Synphony Orchestra, Gerhard Samuel (direttore).


Barney Childs - A Music - that it might be ...

01. Take 5 - 03:44
02. A Music; that it might be... - 11:31
03. Grande Fantasie de Concert - 4:13
04. London Rice Wine - 4:30
05. Pastoral - 5:50
06. Instant Winners - 9:45
07. Changes for Three Oboes - 8:15
08. Quartet for Bassoons - 4:18
09. The Golden Bubble - 3:17
10. Variation on Night River Music - 5:07

Phillip Rehfaldt (legni); Ron George (percussioni); Marco Schindelmann (lettore).


Gloria Coates - Cette blanche agonie / Indian Sounds / The force for peace in war / Fonte di Rimini
01. Cette blanche agonie - 9:12
Indian Sounds
02. Indian grounds - 11:20
03. Indian mounds - 8:49
04. Indian rounds - 7:23
05.-12. The force for peace in war -
13. The force for peace in war, Wir T?nen Allein - 8:02
14. Fragment from Leonardòs Notebooks, Fonte di Rimini - 11:06

Sigune von Osten (soprano); Musica Viva Ensemble Dresden; International Bayreuth Youth Festival Orchestra, Jürgen Wirrmann e Matthias Kuntzsch (direttori).


Kenneth Gaburo - Five Works for Voices, Instruments and Electronics

01. Antiphony IV (Poised) - 9:34
02. String Quartet in One Movement - 8:53
03. Mouth-Piece: Sextet for Solo Trumpet - 5:41
04. Antiphony III (Pearl-white moments) - 16:23
05. The Flow of (u) - 23:01

Thomas Howell (piccolo); James Fulkerson (trombone); Thomas Fredickson (contrabbasso); Barbara Dalheim (voce); Kenneth Gaburo (direttore); Walden String Quartet; Jack Logan (tromba); New Music Choral Ensemble; Linda Vickerman, Elinor Barron, Philip Larson (voci).


Musicisti: Alvin Lucier - Vespers and Other Early Works

01. Vespers - 15:54
02. Chambers - 14:19
03. North American Time Capsule - 10:35
04. (Middletown) Memory Space - 16:32
05. Elegy For Albert Anastasia - 7:22


Eric Stokes - Susquehannas / The Pickpocket is Lyrical Two / Tintinnabulary / Whittlings

01. Susquehannas - 10:49
02. The Pickpocket is Lyrical Two - 13:51
03. Tintinnabulary (Phonic Paradigm IV) - 11:31
04. Whittlings - 11:13

Heather Barringer, Patti Cudd, Jay Johnson (percussioni); Michael Lowenstern (clarinetto, clarinetto basso); David Milne (sax alto); Carl Witt (piano, tastiere).

Ernst Toch - Piano Concerto n. 1 / Peter Pan / Pinocchio / Big Ben

01. Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 Op. 38 - 29:16
02. Peter Pan, A Fairy Tale for Orchestra Op. 76 - 13:30
03. Pinocchio, A Merry Overture - 7:33
04. Big Ben, Variation Fantasy on the Westminster Chimes Op. 62 - 16:16

Orchestra Sinfonica di Amburgo diretta da Leon Botstein; Todd Crow (pianoforte).





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