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Recensione: Café Electric





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Café Electric
Max Nagl Quintet (November Music - GB - 1999)


Michele Chisena

Café

A volerlo definire, Max Nagl è un artista eclettico. A suo stesso dire, naviga tra i generi come un capitano coraggioso tra i mari tempestosi.
Forse, la metafora del mare non molto si addice ad un austriaco ben più propenso a scalare le "vette", quelle della creatività, spesso irraggiungibile. Ma al sassofonista il coraggio non manca, a tal punto da non nascondersi dietro un dito quando gli ricordano di esser stato il frontman di un trio punk hardcore tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90 (i Manhattan Love Suicide).

A tal punto, da ricordare di aver fatto molto per la causa della musica senza frontiere: con Josef Novotny e Burkhard Stangl, rilesse nell'album Lunatic Fringe (1992) il primo movimento dall'opera "L'Ascension" per organo di Olivier Messiaen e "I Promise To Try" di Madonna , come dire: tutti insieme appassionatamente e senza alcun pudore.
Con Tom Cora, Samm Bennet,Thomas Chapin e lo stesso Stangl, ideò un "seminario di musica creativa" (Undercover Collection Band, 1995).

Café Electric (in realtà non c'è niente di elettrico in questo CD) è un tributo al miglior cinema muto e soprattutto alla femme fatale, protagonista di quei film: dalla Louise Brooks del Il Vaso di Pandora (1927) alla Greta Garbo di The Joyless Street (1925).

Il musicista si diverte a soprendere l'ascoltatore con le sue imprevedibilità che dissemina lungo tutto il percorso di questi cinquantasei minuti: tra cambiamenti repentini di tempo (in "Die Freudlose Gasse", il basso cromatico discendente viene interrotto nel suo andamento binario da misure ternarie; in "Pomme d'Asphalt" ad un intro in tempo libero segue un brutale tema a contrasto con insert di misure in 5/4; nella title track, la brillante gestione dell'agogica; nello stralunato tango di "Stumm" l'indiavolato utilizzo dei tempi dispari) ed estetica del collage (la "collusione tematica" in "Greed").

Non manca la "normalità": le atmosfere sospese di "Lost Girl" e i ritmi antillesi di "Taboo". Pregevole il lavoro timbrico sugli strumenti in "Nosferatu": una composizione a programma di stampo avanguardista.
Caratterizzante negli equilibri timbrici la presenza del violino di Joanna Lewis, tra malinconie gitane e rimembranze classicheggianti.

Café Electric (ispirato all'omonimo film di Gustav Ucicky del 1927 e intepretato da Marlene Dietrich) è un saggio sulla inarrivabile versatilità di Max Nagl e allo stesso tempo, un piccolo capolavoro che avvicina il suono all'immagine.

Valutazione:* * * * *

Sito di Max Nagl:
www.maxnagl.at
Sito della November Music:
www.novembermusic.com

Elenco dei brani:
01. Enticing 6.03
02. Lost Girl 3.12
03. Die Freudlose Gasse 5.03
04. Café Electric 1.48
05. Pomme d'Asphalt 1.15
06. M-abuse 4.09
07. Greed 5.54
08. Nosferatu 10.21
09. Taboo 2.53
10. Stumm 5.59
11. s'Vaserl 3.58
12. Count Ossdorf 2.20
13. Permanent 3.43

Tutte le composizioni sono di Max Nagl

Musicisti:
Joanna Lewis (Violino)
Max Nagl (Sassofono Alto e Baritono; Melodica; Voce; Glockenspiel)
Josef Novotny (Piano; Harmonium)
Achim Tang (Basso)
Patrice Heral (Batteria; Percussioni; Voce; Tabla)

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