Enrico Bettinello
Aumenta con il passare dei giorni il rammarico per la recente scomparsa del bassista
tedesco Peter Kowald [che abbiamo ricordato anche in queste
pagine] e non solo per
il più volte sottolineato fattore umano e "storico", ma soprattutto perché - un po' come
sta succedendo al suo amico di sempre Peter Brötzmann - gli incontri degli anni
più recenti con diverse figure e generazioni di improvvisatori americani stavano
contribuendo al raggiungimento di alcuni dei vertici assoluti della sua carriera.
Merito di una ormai raggiunta totale consapevolezza artistica, di una straordinaria
energia spirituale e umana, degli stimoli che il confronto con colleghi più giovani o con
simboli viventi della scena nera - come Fred Anderson - può produrre.
Di tutto questo una prova assolutamente inconfutabile - ben lontana dall'essere una sorta
di testamento, vista la data di registrazione risalente al marzo 2001 - è questo
disco "collettivo" con il multistrumentista Daniel Carter, il più giovane
violinista Jonathan LaMaster [patron della interessante etichetta Sublingual che pubblica questo
lavoro] e il batterista Lawrence Cook [che forse
qualcuno ricorderà a fianco di Bill Dixon qualche anno fa], un disco "baciato" da
una bellezza intensa e continua, da una sorta di stato di grazia musicale che sostiene
l'intero fluire dell'incontro.
Grazie a questo equilibrio convivono dentro le undici "tappe" del percorso momenti di
grande lirismo - talvolta stratificato come nella ballad "M.S. Darling" - e
infervoramenti quasi sciamanici [specie quando Kowald fa ribollire i suoni più scuri del
suo contrabbasso con le braci del canto gutturale], i percorsi improvvisativi degli
archi, con un fantastico LaMaster specie nell'addensarsi di "Danse de la libertè", l'oasi
di un duetto contrabbasso clarinetto, unico, fantastico… "Schöne Töne".
Come giocattoli che rotolano sul pavimento colorato, i suoni si compongono
nell'insinuarsi di "The Many and the Few", in cui Carter si esibisce alla tromba con
sordina, seguiti da un duo complementare a quello di cui sopra, tra violino e batteria
[complice l'elettronica], per giungere poi attraverso il "peso del mondo" alla
toccante "A Prayer in the Universal Language", ancora caratterizzata dal canto di Kowald
e da una forza spirituale che risulta allo stesso tempo sconvolgente e pacificante... che
meraviglia!
Nell'ultima traccia la musica dei quattro è riprocessata elettronicamente al momento da
Keith Fullerton Whitman e il CD ha anche una parte multimediale con video e
informazioni biografiche sugli artisti.
Ah, il nome! Il progetto prende la propria denominazione da un lavoro del filosofo
tedesco Ernst Bloch, per cui la musica era desiderio, sogno, la speranza un sogno
proiettato nel futuro… in questa fantastica ora di musica si trovano suoni, visioni, il
passato primitivo che vola verso il futuro, la spiritualità che trasporta la tradizione e
la disperde in un vento caldo di sensazioni, si trova anche la musica sublime di Peter
Kowald…
…per quanto si voglia tenere stretto il cordone del "sacchetto delle stelle" di
valutazione, stavolta ne sfuggirebbe fuori davvero un firmamento!
Valutazione: * * * * *
Sito della Sublingual:
www.sublingual.com
Elenco dei brani:
01. Awakening - 5:35
02. Spirit of Hope - 4:44
03. New Flakes on Dirty Snow - 4:02
04. M.S. Darling - 7:23
05. Danse de la liberté - 6:33
06. Schöne Töne - 3:42
07. The Many and the Few - 5:12
08. Atlantis by Sine Wave - 5:22
09. Weight of the World - 3:53
10. A Prayer in the Universal Language - 7:39
11. Live at the Tremont Theatre - 4:07
Musicisti:
Daniel Carter (ance, tromba, flauto)
Lawrence Cook (percussioni, elettronica)
Peter Kowald (contrabbasso)
Jonathan LaMaster (violini)
Keith Fullerton Whitman (elettronica)