Dicembre 2003
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Zappa e il jazz
Mario Calvitti
Come praticamente tutti gli altri liguaggi musicali del ventesimo secolo, anche il jazz
ha trovato spesso posto nei collage sonori di Frank Zappa, nonostante non
rientrasse tra le sue fonti primarie di ispirazione, che rimangono il rhythm & blues e la
musica classica contemporanea. Illuminante a questo proposito la lista delle persone che
hanno contibuito a plasmare la sua musica, presente nelle note di copertina del suo primo
album, Freak Out!. Tra i numerosi nomi di musicisti elencati, spiccano quelli dei
compositori classici (Ravel, Schoenberg, Kagel, Nono, Boulez, Webern, Stravinsky,
Varèse, Stockhausen, Ives) e dei cantanti e chitarristi blues e r&b (Sonny Boy
Williamson, Buddy Guy, Albert Collins, Little Walter, Don & Dewey, Willie Dixon, Guitar
Slim, Muddy Waters, Howlin' Wolf, Johnny Otis, Slim Harpo, Johnny Guitar Watson, Clarence
Gatemouth Brown, Willie Mae Thornton, Lightnin' Slim, Richard Berry, Charles Brown, Teddy
Bunn), mentre i jazzisti citati sono solo cinque (Eric Dolphy, Charles Mingus,
Roland Kirk, Cecil Taylor, Bill Evans).
L'uso fatto da Zappa di elementi jazzistici riguarda prevalentemente la timbrica
dei fiati, quasi sempre presenti in misura più o meno allargata nella strumentazione dei
suoi gruppi. Riguardo a ritmo, armonia e melodia Zappa aveva già dai primi anni idee
assolutamente personali e originali; in particolare l'impiego di particolari suddivisioni
e figurazioni ritmiche all'interno delle battute, e di metriche particolari (spesso su
tempi dispari, anche in alternanza alle misure regolari) è qualcosa che non ha eguali in
nessun altro genere di musica. Ciò non gli impediva comunque di ricorrere a tecniche
compositive più tradizionali, anche se non per l'intero sviluppo del brano, quando
risultavano funzionali al suo discorso musicale.
Zappa ha utilizzato spesso musicisti provenienti dal mondo del jazz, e questo
background traspariva frequentemente dalle improvvisazioni live documentate dai dischi
ufficiali e dai numerosi bootleg. L'esempio più classico è "King Kong", uno dei suoi
brani più famosi originariamente pubblicato su Uncle Meat (ma il tema,
orchestrato, era già presente in Lumpy Gravy), dove occupava tutta la quarta
facciata del doppio LP originale, e sempre incluso nel repertorio live di Zappa
dal 1967 al 1988 come piattaforma per le esibizioni personali dei solisti. Il brano è
jazzistico in spirito, anche se la base ritmica per le improvvisazioni presenta poche
variazioni armoniche, come è frequentemente il caso per Zappa, che a composizioni
e arrangiamenti minuziosi e complessi alternava sequenze molto più semplici, basate
spesso solo su uno o due accordi, per le improvvisazioni del solista di turno. Da
ricordare la versione fornita da Jean-Luc Ponty sull'album omonimo pubblicato a
nome del violinista francese nel 1970 per la Blue Note, che ha lanciato la sua
collaborazione con Zappa (avviata con un suo breve intervento su Hot
Rats dell'anno precedente). Questo disco, che si avvale di composizioni e
arrangiamenti del chitarrista, può essere considerato il lavoro più jazzistico realizzato
da Zappa nei primi anni, anche se non è parte della sua discografia ufficiale;
mentre l'omaggio più diretto a un jazzista da parte di Zappa è sicuramente il
brano "The Eric Dolphy Memorial Barbecue", contenuto in Weasels Ripped My Flesh.
In quei primi anni, i Mothers partecipavano spesso a festival jazzistici,
dividendo il cartellone con musicisti di fama, e occasionalmente partecipando a jam
session. Le cronache riportano almeno un paio di occasioni nelle quali Roland Kirk
divise il palco con il gruppo di Zappa, mentre Don Cherry fu ospitato in un
concerto a Copenhagen. Anche in anni successivi in alcuni concerti di Zappa
compariranno altri musicisti ospiti; nel 1984 toccherà anche ad Archie Shepp, il
cui intervento è documentato nel quarto volume della serie You Can't Do That On Stage
Any More.
Tra i musicisti di provenienza jazzistica nelle prime incarnazioni dei Mothers of
Invention ci sono il pianista Don Preston, il sassofonista Bunk Gardner
con il fratello Buzz alla tromba, e Ian Underwood nel duplice ruolo di
pianista di estrazione classica e sassofonista colemaniano. In seguito al loro
scioglimento il pianista George Duke entrò nel gruppo di Zappa brevemente
nel 1970, dopo aver partecipato alla realizzazione del citato disco di Ponty, e
prima di tornare al fianco di Zappa nel 1972, per due album fondamentali come
Waka/Jawaka e The Grand Wazoo, e rimanervi fino al 1975. Registrati da un
organico folto, con i fiati in bella evidenza, i due dischi incarnano il personale
concetto zappiano di big band, con arrangiamenti che pur riconoscibili come di
derivazione jazzistica sfoggiano caratteristiche del tutto proprie e originali.
Il jazz si riaffaccia nei nuovi Mothers costituiti da Zappa nel 1973. Oltre
a Duke, si rivede Ponty, e fanno la loro comparsa i fratelli Fowler,
Tom al basso e Bruce al trombone, oltre al trombettista Walt che
arriverà l'anno successivo, contemporaneamente alla partenza di Ponty e
all'ingresso di Chester Thompson, futuro Weather Report, alla batteria.
Come di consueto è dal vivo che i musicisti hanno spazio per mettersi in luce negli
assoli, e ottime testimonianze in questo senso sono offerte dal doppio LP Roxy &
Elsewhere, che comprende anche una composizione dal titolo "Bebop Tango" (una
risposta al "Boogie Woogie Waltz" dei Weather Report?) contenente l'affermazione
di Zappa "Jazz is not dead, it just smells funny" (Il jazz non è morto, ha solo un
odore buffo).
Per tutto il resto degli anni '70 il jazz scompare dalla tavolozza di Zappa, con
l'unica, notevole eccezione di Zappa in New York, registrato alla fine del 1976
dal suo gruppo dell'epoca arricchito per l'occasione (una serie di concerti al Palladium
di New York) da una prestigiosa sezione fiati comprendente i fratelli Brecker,
Lou Marini, Ronnie Cuber e Tom Malone, e con l'apporto del
vibrafonista David Samuels. Per la maggior parte del tempo, i fiati si limitano a
sottolineare gli arrangiamenti dei brani, in prevalenza canzoni, ma nella conclusiva "The
Purple Lagoon/Approximate" c'è spazio anche per le divagazioni solistiche di
Michael e Randy Brecker.
Le formazioni degli anni '80 sono più orientate al rock, con un sound basato
essenzialmente su chitarre e tastiere, e l'assenza quasi totale di strumenti a fiato.
Zappa è concentrato dapprima sui suoi progetti orchestrali, e successivamente
assorbito dalla composizione al Synclavier, concretizzata nell'album Jazz from
Hell (che nonostante il titolo di jazz contiene poco o niente). Ma per il tour del
1988, che sarà l'ultimo della sua carriera, fa le cose in grande, mettendo insieme un
gruppo di 12 elementi (comprendente anche cinque fiati, con i fratelli Walt e
Bruce Fowler, e i sassofonisti Albert Wing, Paul Carman e Kurt
McGettrick). Il repertorio include brani da tutta la sua carriera, arrangiati in modo
tale da sottolineare la ricchezza e la perizia strumentale dei suoi musicisti, che ha
molte occasioni per manifestarsi. Dei tre CD (due dei quali doppi) ricavati da quei
concerti, l'ultimo, Make a Jazz Noise Here, è quello che presenta la maggior parte
di spunti strumentali interessanti, ma anche The Best Band You Never Heard in Your
Life contiene molti ottimi momenti, tra i quali va segnalato "The Eric Dolphy
Memorial Barbecue" in una delle rare esecuzioni live.
In definitiva, la forte personalità di Zappa gli ha permesso di poter utilizzare
anche il jazz nelle proprie composizioni, senza perdere le caratteristiche individuali
che ne hanno fatto uno degli autori più originali del ventesimo secolo.
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