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Intervista

Giugno 2001








"Lo Swing per me è come un`onda nella musica, è quello che lega una nota all`altra, non importa in quale forma si suoni. Deve avere un certo tipo di movimento, come una danza, nelle sue linee. È quello che fa suonare il tutto in modo giusto, è continuità, è ordine nella musica."

Intervista a David S.Ware


Vittorio Lo Conte

In occasione del suo tour Italiano (6 luglio: "Jazz by the Sea", Fano - 8 Luglio: "Along Came Jazz", Tivoli) il leggendario sassofonista americano David S. Ware ci rilascia un`intervista e parla del suo quartetto e della sua musica. Prima del quartetto con Matthew Shipp e William Parker Ware ha suonato e inciso con i gruppi di Cecil Taylor e Andrew Cyrille, esperienze che considera superate, così come la collaborazione con la Columbia e Branford Marsalis.


All About Jazz: Vorrei inizare con una domanda relativa al suo quartetto: Matthew Shipp e William Parker sono sempre stati dei punti fermi di questa formazione; i batteristi, invece, sono spesso cambiati. C`è un motivo particolare?

David S. Ware: Niente dura in eterno, tutti i batteristi che hanno suonato con me hanno preso la loro strada, hanno avuto le loro priorità, è stata comunque un`esperienza positiva suonare con loro. Non so come mai sia capitato sempre con i batteristi; comunque è sempre stata una loro scelta, ognuno di loro ad un certo punto ha avvertito l`esigenza di fare qualcosa d`altro.

AAJ: Nonostante lei sia considerato un libero improvvisatore, in passato ha registrato anche degli standard; ad esempio, nei suoi album per la DIW. Cosa significano per lei? Quanto è importante la tradizione nel suo lavoro?

D.S.W.: La ragione per cui li suono, ogni tanto, è che amo la loro melodia, e mi forniscono un altro modo per esprimermi.
Per me la tradizione è importante, nel senso che bisogna padroneggiare il proprio strumento, così da essere un musicista che si rispetti. Bisogna sempre lavorare sulla propria abilità di musicista. Non importa cosa suoni, è la capacità di suonare che ti lega alla tradizione. In questo senso la tradizione è molto importante per me.

AAJ: Su "Earthquation" e "The Flight of I", ambedue pubblicati dalla DIW, il lavoro del tecnico del suono è stato molto diverso. Quanto è stata la sua influenza sul tipo di suono che è venuto fuori?

D.S.W.: Entrambi i dischi sono stati registrati dallo stesso ingegnere del suono, non so perchè siano venuti fuori in modo così diverso. Forse è che sono stati fatti in due studi differenti. La musica è pure diversa e questo forse ha avuto un´influenza. È una questione di spazio e di tempo, io non ho alcuna influenza sul suono. Non ho avuto mai una discussione a proposito del tipo "Il suono deve essere così e così". Si tratta di due dischi diversi, questo è tutto.

AAJ: È ancora in contatto con Branford Marsalis? Pensa che sia possibile fare un altro disco per la Columbia?

D.S.W.: No. A meno che non siano loro a chiamarmi, come hanno fatto all`inizio della nostra collaborazione

AAJ: C`è un album del suo quartetto che le piace di più o che mostra al meglio le sue idee musicali? O il lavoro con questo gruppo è piuttosto espressione di un`evoluzione continua?

D.S.W.: Direi Third Ear Recitation e Godspelized. Per me la musica è come un fiume, non deve mai stagnare, è sempre in movimento. Puoi suonare composizioni già eseguite vent' anni prima o l`anno scorso, non è mai la stessa cosa. La musica scorre sempre, è sempre nuova.

AAJ: Cosa significa per lei 'Swing' inteso in senso classico? Cosa significa per la sua musica?

D.S.W.: Significa molte cose diverse; lo Swing per me è come un`onda nella musica, è quello che lega una nota all`altra, non importa in quale forma si suoni. Deve avere un certo tipo di movimento, come una danza, nelle sue linee. È quello che fa suonare il tutto in modo giusto, è continuità, è ordine nella musica.

AAJ: Se ne avesse la possibiltà, lavorerebbe ancora con Cecil Taylor, o pensa che si è trattato di un`esperienza irripetibile?

D.S.W.: Quel progetto costituisce, più o meno, un`esperienza passata ma se venissimi chiamato per un progetto speciale forse lo farei. Al di là di una serata speciale però non andrei, si tratta di acqua passata, non mi interessa. Con Cecil Taylor ho fatto un`esperienza in cui ho imparato tantissimo e che porto con me. Non mi piace ripetere cose che ho già fatto nel passato. Da lì sono poi andato avanti per conto mio.

AAJ: Spesso si è esibito in concerti da solo [per la recensione del recente disco "Live in the Netherlands" che documenta alcune performance solistiche di Ware, cliccare qui]. Cosa la ispira in questo tipo di esperienza?

D.S.W.: Ad essere sinceri, non mi ispira molto dare concerti in solo. È che ogni tanto voglio andare sul palco senza altri con cui dialogare. Dà al pubblico la possibilità di ascoltare le mie idee in modo chiaro. C`è da ascoltare solo uno strumento, è molto più facile per la gente ascoltare e capire quello che sta succedendo.

AAJ: Secondo lei Matthew Shipp ha molto swing o sta facendo qualcosa di completamente nuovo? Sul suo ultimo album per la Columbia, "Surrendered" [per leggerne la recensione clicca qui], c`è molta spiritualità, ma sembra che Shipp abbia un approccio diverso da quello di, tanto per fare un esempio, Alice Coltrane nei suoi album per la Impulse, o di John Hicks...

DSW: Matthew è Matthew. Ha sviluppato tutto quello che sa fare nel corso degli anni, è il suo stile. Noi non cerchiamo di copiare nessuno, Matthew Shipp sa swingare, nella sua maniera, ci sono milioni di modi diversi di avere swing.

AAJ: C`è qualche altro pianista che le piace, a parte Shipp?

D.S.W.: Sì, sono in tanti, mi piacciono Alice Coltrane, John Hicks, Dave Burrell, comunque voglio mettere in chiaro che non voglio suonare con loro, li apprezzo, ma non vuol dire che ci voglio suonare. Sono arrivato al punto attuale sviluppando la mia musica insieme al mio quartetto, con le loro individualità e non con altri musicisti. Mi interessa molto quello che ascolto in giro, ci sono tanti pianisti che mi piacciono, ma non voglio suonare con loro.

AAJ: Con chi suonerà nei suoi concerti italiani?

D.S.W.: Con il mio gruppo abituale.

AAJ: Da dove viene la spiritualità che risulta palpabile nella sua musica? È una parte importante del suo messaggio musicale, un aspetto naturale del suo modo di esperimersi?

D.S.W.: Viene da dentro di me. È quello che mi interessa veramente nel mio modo di esprimermi.

AAJ: Fino adesso non ha lavorato con suoni elettrici, c`è un motivo speciale?

DSW: Devo contraddirti, abbiamo concluso da pochissimo una registrazione in cui usiamo i sintetizzatori e in futuro daremo dei concerti usandoli dal vivo. Il nuovo CD si intitolerà Corridors and Parallels e verrà pubblicato dalla AUM Fidelity in settembre.


Le due fotografie principali: David Katzenstein.
La prima fotografia: archivi Sony
La terza fotografia: Claudio "cas" Casanova

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