Marzo 2004
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Tonight at Noon. Un'indimenticabile storia d'amore e di jazz
Andrea Ravagnan
Tonight at Noon. Un'indimenticabile storia d'amore e di jazz
Sue Graham Mingus - tr. it. di Ombretta Giumelli
Baldini Castoldi Dalai, Milano 2004, pp. 318 [2004]
Sono passati venticinque anni dalla morte di Mingus. Era il 5 gennaio 1979. Pochi
giorni dopo, Sue, la compagna dei suoi ultimi anni di vita, sparse le ceneri nel
Gange: Charles voleva che nessuno in America gli mettesse le mani addosso.
Venticinque anni sono tantissimi, e la tenacia con cui Sue Graham Mingus si è
impegnata durante tutto questo tempo per mantenere viva la musica di Mingus è un atto di
amore e di passione straordinario. Trovatasi quasi casualmente a fare l'impresaria
musicale, Sue porta avanti da anni una serie di progetti dedicati a Charles: prima la
Mingus Dinasty, poi la Charles Mingus Orchestra e la Mingus Big
Band, un'etichetta
discografica, la Revenge, nata per combattere le edizioni pirata dei dischi di
Mingus.
Nell'aprile del 2002 ha pubblicato un libro, chissà da quanto tempo immaginato e
desiderato, in cui ha raccontato gli anni assieme a Charles: si intitola Tonight
at Noon, come un famoso brano di Mingus, scelto perché quest'espressione
indicava nel gergo dei musicisti "il sovvertimento temporale durante i
concerti", "l'inversione nell'ordine delle cose", ovvero quello che accadde a Sue quando
incontrò Mingus. Non ha tardato ad arrivare l'edizione italiana, appena uscita per la
Baldini & Castoldi, presentata dalla stessa Sue, che ha accompagnato la Mingus Big Band
durante il recente tour nel nostro paese.
È la storia dell'amore, apparentemente impossibile, tra un'intellettuale della ricca
società bianca e uno dei talenti più irrequieti del jazz. La scelta di Sue è stata
quella di dividere a metà il libro: a una prima parte in cui si racconta la sua vita con
Charles, segue l'esposizione dei mesi della malattia (il morbo di Gehrig) che lo
ha lentamente ucciso. Nella prima parte gli episodi si susseguono in modo estemporaneo:
il desiderio è quello di una scrittura che appaia il più possibile spontanea. È il
viaggio di Sue nell'universo Mingus, il tentativo di capire chi fosse Mingus e quale
fosse il loro rapporto. Dalla descrizione emerge una persona vulcanica, incontrollabile,
piena di eccessi, con scatti di violenza che hanno come contraltare gesti di
un'amorevolezza estrema. Manca tuttavia una comprensione a livello profondo
dell'inquietudine di Charles. Si ha un'impressione di costante estraneità, e questo
perché è la stessa Sue a confessare tra le righe la sua incapacità di capire Mingus fino
in fondo.
Probabilmente è l'accettazione di questo limite la ragione dell'improvviso cambio di
registro nella seconda parte del libro. Qui Sue diventa la vera protagonista, e la sua
diventa la storia di una donna che si ritrova a fronteggiare il dolore spaventoso del
progressivo peggiorare della malattia del marito. Questo passaggio da Charles a Sue è
ciò che paradossalmente permette, ora senza forzature, di illuminare la figura di
Mingus: Charles è visto sì con gli occhi di Sue, ma il suo non più è uno sguardo
indagatore, bensì ha tutta la spontaneità di uno sguardo in lacrime. Questo è il merito
straordinario di un libro che altrimenti soffrirebbe del grave difetto di una scrittura
troppo debole. È il merito di aver portato l'attenzione su un fatto biografico spesso
liquidato troppo rapidamente. Di solito identifichiamo un musicista con la sua carriera
artistica. In questo libro Sue racconta del Mingus che non poteva più suonare una nota
perché la paralisi lo aveva colpito in tutto il corpo: eppure quante cose ci dice di
Mingus questo suo ultimo periodo! La narrazione, esasperante nella sua drammaticità, si
fa serrata e dettagliatissima: sono pochi i momenti in cui Sue si sofferma a descrivere
i propri sentimenti; il racconto dei fatti occupa tutte le pagine e sono fatti che
mostrano un Mingus tenace, che orgogliosamente lotta in una battaglia senza speranza.
Ora la vicinanza, anche per il lettore, si fa sempre più stretta, ci si commuove nei
momenti più disperati, si sorride in quei pochi istanti in cui l'illusione di vincere la
malattia aveva ingannato tutti.
Mingus non ci ha lasciato solo la sua musica. Nel 1971 aveva pubblicato Beneath the
Underdog, la storia più o meno veritiera della sua vita. Mancava quello che lui non
ci poteva raccontare: la storia dei suoi mesi con la malattia. Lo ha fatto Sue Mingus,
facendo sentire Charles ancora più vicino a chi ancora oggi lo ama.
Foto di Claudio Casanova
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