Marzo 2004
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Paul Bley - La logica del caso
Enrico Bettinello
Paul Bley - La logica del caso
Arrigo Cappelletti
L'Epos, Palermo
174 p. [2004]
Il pianista italiano Arrigo Cappelletti, che all'attività di jazzista ha
affiancato anche gli studi in filosofia e che ha pubblicato qualche anno fa un primo
libro [Il profumo del jazz], dedica una monografia - per l'editore palermitano
L'Epos - alla musica di Paul Bley.
L'idea è interessante, anche perché il fatto che un artista così particolare come Bley
possa essere "visto" dagli occhi di un collega è una prospettiva che può riservare
intuizioni e annotazioni trasversali, evidenziando - come Cappelletti dichiara da subito -
attraverso un'analisi libera e a-sistematica, i segreti della sua personalità "complessa
e misteriosa".
Il libro si compone di una prima parte di brevi riflessioni su diversi aspetti e
argomenti dell'universo bleyano, per poi tracciare una snella analisi biografica e
discografica, descrivere alcune composizioni, tornare ad alcune riflessioni critiche
sparse e chiudere con una breve intervista al pianista canadese e alla moglie, l'artista
Carol Goss.
In realtà la premessa che un'analisi a-sistematica sia l'unica possibile per Bley lascia
un po' perplessi e sarebbe forse da preferire un'analisi che tenesse sì conto delle
peculiarità [anche anomale] della musica del pianista, ma che si muovesse con maggiore
coerenza nello sviluppo del saggio.
Quelle che infatti sono le migliori intuizioni del libro, rischiano di perdersi in
un'impostazione poco fluida: ad esempio è poco chiaro perché le brevi riflessioni - che
si richiamano giustamente alla poetica del frammento, della piccola cellula musicale che
è spesso presente in Bley - compaiano in due punti diversi del volume, a volte
stimolanti, altre volte più arbitrarie, comunque senza la possibilità di dispiegare
appieno le proprie potenzialità.
Quello che si avverte, ed è un peccato, è la mancanza di un editing attento, che avrebbe
sicuramente evitato evidenti imprecisioni [come il definire Ida Lupino come "una
diva del cinema muto" o, parlando della registrazione di "Santa Claus Is Coming To Town"
del 1953, definirlo un "traditional già registrato da Bill Evans in trio" -
ovviamente Evans lo registrerà qualche anno più tardi] e un continuo richiamo a categorie
e stereotipi che la musicologia afroamericana ha sorpassato fortunatamente da un pezzo
[ad es. il frequente riferimento a un free storico che è solo protesta e vigore].
Piuttosto discutibile è anche il ricorso, nella descrizione di cinque composizioni di
Carla Bley [perché poi solo quelle?], agli spartiti pubblicati nel poco ortodosso
fakebook: sicuramente un musicista come Cappelletti è in grado di trascrizioni
personali e analisi ben più accurate che avrebbero maggiormente avvalorato il suo lavoro.
Leggendo il libro si è attraversati da altalenanti sentimenti, poiché alcune acute
intuizioni e ipotesi di percorso sono magari seguite da parti più squilibrate [un
eccessiva analisi di duetti a fronte di un solo breve accenno a un disco fondamentale
come Closer, ad esempio] e si finisce per avere un quadro d'insieme abbastanza
diseguale, in cui convivono il frammento filosofico e il sonogramma, l'esigenza poetica e
il tentativo analitico.
Non ne vogliamo fare una colpa eccessiva a Cappelletti, che è musicista e pensatore
intelligente, ma il libro sconta anche il fatto che, in un panorama editoriale povero di
saggi sul jazz come quello italiano, da un lavoro di questo tipo ci si aspetta
logicamente - a prescindere dall'eventuale trasversalità dell'approccio - una maggiore
incisività.
E forse la figura di un musicista come Bley, pur con le sue anomalie e idiosincrasie,
calata maggiormente in un discorso complessivo, assumerebbe in modo ancor maggiore quelle
caratteristiche di straordinaria unicità che Cappelletti giustamente sottolinea
costantemente.
Gli appassionati di Bley non vorranno comunque farselo mancare.
Sito della casa editrice L'Epos:
www.lepos.it
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