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Intervista

Novembre 2004

25 anni della Soul Note

Intervista con Flavio Bonandrini


Giuseppe Segala

L'etichetta Soul Note ha compiuto nel 2004 venticinque anni di vita. Età del tutto ragguardevole, che porta con sé un'ampia serie di registrazioni eccezionali, con protagonista una sorta di corte olimpica del jazz di fine secolo. Fu fondata nel 1979 da Giovanni Bonandrini, quando il produttore milanese decise di affiancarla alla già esistente Black Saint, per la quale il fondatore Giacomo Pellicciotti voleva mantenere una selezione rigorosa di musicisti d'avanguardia. Si aprì in questo modo un percorso parallelo, volto a documentare con maggiore elasticità ciò che di importante si muoveva nel jazz di allora, e che rimase ad affiancare la Black Saint con uguale dignità anche quando Pellicciotti interruppe la propria attività di produttore discografico e tutto passò nelle mani di Bonandrini. Ecco dunque che con la Soul Note entrano nella scuderia di Bonandrini altri artisti: alcuni che non fanno propriamente dell'avanguardia il loro vessillo, come George Adams, Don Pullen, Max Roach, Art Farmer; altri che, variamente collocati nella storia della musica afroamericana, venivano da anni ignorati dalle grosse etichette, pur rappresentando un'imprescindibile punto di riferimento nella storia del jazz moderno. È il caso, per esempio, di George Russell, Bill Dixon, Steve Lacy, Roswell Rudd, Paul Motian, Ran Blake, Paul Bley, Chico Hamilton. Bonandrini portò sempre avanti di pari passo il catalogo delle due etichette, al punto che la critica internazionale, quando lo premiò attraverso i referendum della rivista Down Beat (dal 1984 al 1989), non fece distinzione tra i due marchi. Lo stile di lavoro e la passione del produttore era in effetti lo stesso. I risultati ugualmente elevati.

Oggi il testimone dell'attività discografica è passato nelle mani del figlio di Giovanni, Flavio Bonandrini. Da qualche anno la situazione del mercato non è più così facile e prodiga di occasioni; le due etichette hanno dovuto ridimensionare la ricchissima produzione che ha caratterizzato gli anni Ottanta e Novanta. Ma la passione del padre si è trasmessa al figlio, che nel corso della sua attività ha dato alle stampe lavori importanti, tra cui spiccano quelli del quintetto "Herbie Nichols Project", del pianista Frank Kimbrough e bassista Ben Allison (Love is Proximity e di Dr. Cyclops' Dream), e quelli che documentano il lavoro recente di nuovi talenti italiani, come il trombettista Giovanni Falzone (Big Fracture), il pianista e tastierista Mirko Signorile (In Full Life), il sassofonista Gaetano Partipilo (Urban Society), protagonisti tra l'altro di una serata dedicata alla Soul Note al Festival di Clusone, la scorsa estate).



All About Jazz: Flavio Bonandrini, quale è stato il suo primo contatto con la musica?

Flavio Bonandrini: Da bambino, quando la domenica il papà ascoltata i 33 giri dei cataloghi Impulse!, Blue Note, Fantasy, Contemporary. Sono stati la mia colonna sonora per anni.

AAJ: L'etichetta Black Saint iniziò le sue prime pubblicazioni sotto la direzione artistica di Giacomo Pellicciotti dal 1975 al '77. Come avvenne che suo padre se ne interessò e in seguito la acquistò?

F.B.: Penso per una pura e semplice questione di passione ed amore per il jazz. In quegli anni mio padre aveva già dato inizio ad un'attività di import/export di materiale fonografico. Credo che gestire le etichette di altri non gli bastasse e che in cuor suo abbia sempre covato il sogno di sviluppare un suo catalogo.


AAJ: Prima di questo, quali contatti e rapporti aveva suo padre con il jazz?

F.B.: La passione di mio padre per il jazz risale agli anni del secondo conflitto mondiale, quando si recava a Brescia in un negozio chiamato - se non erro - Vigasio, nel quale riusciva a trovare i dischi di jazz che amava.


AAJ: Ebbe modo di seguire il programma di lavoro di suo padre? Il ponderoso catalogo fu una cosa che prese corpo a poco a poco o c'era una ben precisa linea di programma fin dall'inizio?

F.B.: Sono sempre stato accanto a mio padre sin da bambino, anche se il mio coinvolgimento definitivo è avvenuto al termine del Liceo. Senz'altro egli aveva una ben precisa linea di programma. Penso che al riguardo il nostro catalogo parli chiaro. L'attenzione al nuovo a trecentosessanta gradi, a livello musicale, potrebbe essere visto come una sorta di nostro filo conduttore.


AAJ: Fu proprio per questo motivo che all'etichetta originaria, la Black Saint, fu affiancata la Soul Note?

F.B.: Certo, la Soul Note nacque per poter dare una visione più ampia di tutto ciò che poteva essere definito Jazz.


AAJ: Come contattava i musicisti suo padre? Quali rapporti stabiliva con loro?

F.B.: Il tutto parte dalla base che si era venuta a creare con le prime registrazioni Black Saint. Mio padre l'ha poi allargata, in base ai propri gusti. Il rapporto con i musicisti si è sempre basato sul rispetto e sulla stima reciproci, in primo luogo. Con molti è successivamente subentrato del vero e proprio affetto, si è stabilita una profonda amicizia.


AAJ: Lei ebbe fin da giovanissimo un rapporto particolare con i musicisti contattati da suo padre, che vedeva in situazioni informali, amichevoli. Cosa ricorda in particolare di questi incontri? C'è qualche aneddoto particolare?

F.B.: Si, è vero. Con molti ci fu un rapporto familiare. Capitava spesso che tornando a casa da scuola trovassi a pranzo "Muhal" Richrad Abrams, Anthony Braxton, George Russell, Ran Blake, Borah Bergman ed altri ancora. Se dovessi raccontare solo alcuni aneddoti relativi ai musicisti che lei ha menzionato penso potremmo andare avanti per giorni. Ve ne sono alcuni, però, che hanno lasciato un segno in me a livello umano e professionale: si tratta di George Russell, Sun Ra, Hamiet Bluiett, Julius Hemphill e Chico Hamilton. Tutte persone diverse tra loro, caratterizzate da una forte personalità ed accomunate da una grande umanità. Da loro ho senz'altro imparato molto.


AAJ: Come avvenne il passaggio di consegne tra lei e suo padre? Come avvenne la sua decisione di proseguire questa attività?

F.B.: Ho sempre amato quest'attività ed in cuor mio sin da quando ero adolescente aspiravo a continuare quanto iniziato da mio padre. Il passaggio è avvenuto gradualmente, anche se la decisione finale da parte mia di prendere in mano tutto risale al 1991, dopo un periodo di apprendistato in Giappone presso il nostro rappresentante.


AAJ: Quando fu acquisito il catalogo dell'etichetta Dischi della Quercia, fondata da Gaslini?

F.B.: Ad inizio anni '90, con lo scopo di creare una terza label di famiglia, rivolta però unicamente a documentare il jazz italiano.


AAJ: La pubblicazione dell'integrale di Giorgio Gaslini ha avuto un'interruzione. Come mai?

F.B.: Problemi di mercato che mi hanno costretto a ridurre sensibilmente il numero delle uscite. A proposito di Gaslini ho preferito negli ultimi anni dare precedenza alle novità, accantonando per il momento il catalogo storico. Ho intenzione di riprendere la pubblicazione dell'integrale all'inizio del 2005.


AAJ: Quali sono le nuove linee programmatiche dell'etichetta?

F.B.: Le linee sono sempre quelle tracciate da mio padre venticinque anni fa. Logicamente i tempi sono cambiati e ad essi bisogna sapersi adeguare. Ma l'attenzione al nuovo è sempre il filo conduttore del mio lavoro.


AAJ: Con quali modalità contatta i musicisti o in che modo avviene la decisione di pubblicare un disco? Nei suoi viaggi negli Stati Uniti o in altre terre lavora come un talent scout?

F.B.: Sto seguendo il percorso artistico di alcuni musicisti ed è mia intenzione documentarlo nel corso degli anni. Oltre a ciò i tantissimi demo che ricevo ogni giorno mi aiutano a tenermi sempre aggiornato. Ho poi un paio di persone in giro per il mondo che, diciamo, fanno "un buon ascolto" per il sottoscritto e mi dicono what's cookin'.


AAJ: A proposito, ha intenzione di allargare la sua attenzione per i musicisti italiani, già resa palese nelle pubblicazioni dei Dischi delle Quercia e più di recente con le pubblicazioni per Soul Note di interessanti lavori di Giovanni Falzone, Mirko Signorile, Gaetano Partipilo?

F.B.: Nei prossimi anni voglio concentrarmi, più che sui progetti, sui singoli musicisti. L'intenzione è quella di documentare al meglio il loro mondo. È anche il mercato che te lo impone, in quanto saturato dalla sovrapproduzione. La priorità andrà senz'altro ai nostri tre giovani che incidono su Soul Note e ad alcuni altri talenti documentati dai Dischi della Quercia, come Carla Marciano. Non ho intenzione di allargare la mia attenzione ad altri musicisti italiani.


AAJ: Il vostro è un catalogo da capogiro, sia per qualità che per quantità: considerate le tre etichette, si compone di più di 500 cd. Quali sono i più venduti?

F.B.: Per quanto concerne la Soul Note, i dischi con Charlie Haden, Max Roach, Archie Shepp, Cecil Taylor, George Adams. Per la Black Saint i dischi di David Murray, del World Saxophone Quartet, di Sun Ra.


AAJ: E quali sono i dischi ai quali lei è più affezionato?

F.B.: Non è per glissare la domanda, ma sono affezionato a tutti i dischi che ho prodotto e che ha prodotto mio padre.


AAJ: Dieci dischi del catalogo Soul Note che dovrebbero essere portati sulla famosa isola.

F.B.: Hand To Hand del Quintetto di George Adams e Dannie Richmond, New York Big Band di George Russell, Regeneration di Roswell Rudd, Steve Lacy, Misha Mengelberg, Kent Carter e Han Bennink, Historic Concerts di Max Roach e Cecil Taylor, Don't Lose Control del Quartetto di George Adams e Don Pullen, Down Home New York di Archie Shepp, Etudes di Geri Allen, Charlie Haden e Paul Motian, Sempre Amore, di Mal Waldron e Steve Lacy, Silence di Charlie Haden, Enrico Pieranunzi, Billy Higgins


AAJ: Come è oggi il mercato discografico delle etichette indipendenti?

F.B.: Sempre più difficile, per via della spietata concorrenza. Ma allo stesso tempo stimolante. Il vecchio circuito produzione - distribuzione - negozio - consumatore fa un po' acqua, ma è sempre valido. Il futuro, che è già adesso, è nel rapporto diretto con il consumatore. Qui la tecnologia reciterà un ruolo di primo piano, con le vendite on- line ed il digital download.


AAJ: Quali sono i dischi che produrrà nel prossimo futuro e quali sono quelli che sogna di produrre?

F.B.: È impossibile, oggi come oggi, dare una risposta a questa domanda. Conosco i miei gusti, ma sarà il mercato - purtroppo - che influenzerà sempre di più le nostre decisioni.


INFORMAZIONI GENERALI

Nome: Irec Srl, Home of Black Saint, Soul Note, & DDQ
Indirizzo: Via G. Rossini, 2 - 20067 Tribiano (Milano)
Sito internet:
www.blacksaint.com



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