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All About Jazz: US
Francia: Citizen jazz


Intervista

Novembre 2003








"La trasformazione dei linguaggi nell'angloamericano di David Foster Wallace, il jazz di Miles Davis, ecc. fanno parte di un unico grande fenomeno di libertà espressiva, di creazione dei codici che al loro nascere indicavano già la letteratura, il pensiero, la musica 'di domani'"

Jazz e letteratura americana nel catalogo della Minimum Fax
Intervista a 360° con Daniele di Gennaro, uno dei responsabili della casa editrice


Enrico Bettinello

Nel panorama - non molto vasto a dire il vero - di libri che parlano di jazz pubblicati in Italia, i lettori più attenti e curiosi non avranno fatto a meno di notare come qualche titolo - ad esempio l'autobiografia di Miles Davis o la bella biografia di Thelonious Monk scritta dal pianista francese Laurent De Wilde - sia stato pubblicato da Minimum Fax, editore che ha, tra gli altri meriti, quello di proporre a un pubblico italiano talvolta poco curioso delle letterature straniere che non siano i best-seller fatti in serie, tutta una serie di narratori americani di grandissimo valore.

Dell'inserimento della musica nelle loro collane, di letteratura americana e altro parliamo con Daniele di Gennaro, che insieme a Marco Cassini guida questo team di persone giovani e competenti.



All About Jazz: Caro Daniele, nella vostra collana di punta, "Sotterranei", accanto a importanti nomi della narrativa americana contemporanea, da Charles Bukowski a David Foster Wallace troviamo quelli di musicisti come Lou Reed, Leonard Cohen, Pete Townsend, Suzanne Vega e tre libri dedicati ad altrettanti eroi del jazz, come Miles Davis, Thelonious Monk e Chet Baker. Ci vuoi raccontare come nasce questa scelta e come si inseriscono questi libri nella collana?

Daniele di Gennaro - Minimum Fax è fortemente interessata agli artisti che sono in qualche personalissimo modo dei trasformatori di linguaggi. La trasformazione dei linguaggi nell'angloamericano di David Foster Wallace, il jazz di Miles Davis, ecc. fanno parte di un unico grande fenomeno di libertà espressiva, di creazione dei codici che al loro nascere indicavano già la letteratura, il pensiero, la musica "di domani".


AAJ: Il primo lavoro è stato questa intensa raccolta di memorie di Chet Baker, Come se avessi le ali, ce ne vuoi parlare?

D.d.G. - Sono i suoi diari. Un libro crudo, di un'esistenza dura ed esaltante. Un grande interprete e musicista che ha fatto del lirismo e dello stile un archetipo per molti suoi successori. Le letture teatrali di questo testo con l'accompagnamento di grandi jazzisti hanno riempito i teatri di tutta Italia.


AAJ: L'autobiografia di Miles Davis con Quincy Troupe e il bellissimo lavoro di Lawrent De Wilde su Monk hanno poi proseguito la serie: cosa ti ha colpito di questi lavori?

D.d.G. - La scoperta dell'istinto e del genio dei musicisti che va ben oltre la performance musicale. Grandi persone, grandi testimoni del loro tempo. Grandi creatori di capolavori e di pensiero.


AAJ: Nella tua esperienza, avendo avuto a che fare con entrambe le esperienze, che idea ti sei fatto dei rapporti tra la letteratura americana contemporanea e la musica?

D.d.G. - In America si sopravvive cecando delle strade di originalità. Lì nasce la Pop Art di Warhol, il Jazz, il Rap, la letteratura postmoderna e anche le forme più pacchiane ed estreme di kitsch. Gli artisti USA esprimono lo stesso disagio di quelli di altre parti del mondo, ma lo fanno forzando i linguaggi, cercano una strada di libertà. In Europa, la cultura classica, borghese, cattolica, creano forti condizionamenti: la paura del giudizio sommario, la tendenza all'omologazione.


AAJ: Ci sono poi scrittori come Wallace che si sono occupati - con grande acume - di rap oppure un libro come John Henry Festival di Colson Whitehead che tinteggiano in maniera esemplare alcuni aspetti della cultura nera. Ti va di dirci qualcosa di più su questi collegamenti nemmeno troppo sotterranei?

D.d.G. - I serbatoi multietnici dai quali gli scrittori USA attingono sono un vero patrimonio per il loro immaginario. I conflitti alla base della lotta per l'affermazione delle diverse identità, le rivendicazioni della cultura nera, sono dei fenomeni che non possono lasciare indifferente la sensibilità di questi grandi autori.


AAJ: Si è spesso favoleggiato di una corrispondenza tra la scrittura beat e il jazz, legame che è presente, ma non proprio nei termini in cui si è soliti semplificarlo. Tra gli autori contemporanei chi credi abbia una scrittura che più di altri si può accostare alle pratiche musicali del jazz?

D.d.G. - Nessuna. La cultura beat è prevalentemente un fenomeno di costume con qualche buon episodio letterario (Ginsberg, Burroughs, Ferlinghetti...).
Il Jazz è la forma più avanzata di arte musicale, l'avanguardia della creazione estemporanea, della composizione dal vivo. I due fenomeni presuppongono gradi di studio diversi dei linguaggi. In comune, forse, la grande urgenza civile e politica, la lotta per la libertà.


AAJ: Molti libri editi da Minimum Fax evidenziano le nevrosi contemporanee, mi viene in mente il lavoro di A.M. Homes o quello di Donald Antrim ad esempio. Pensi che anche la musica sia attualmente in grado di trasmetterci lo stesso tipo di domande e di riflessioni?

D.d.G. - No. La subitaneità del suono e anche le canzoni più belle non hanno gli ampi spazi analitici della narrativa, possono solo regalare emozioni, ma non scandagliare a fondo quel tipo di disagio.


AAJ: Che cosa si ascolta negli uffici della Minimum Fax?

D.d.G. - Di tutto, dal Jazz al rock degli anni '70.


AAJ: Una delle collane più recenti è la splendida "Classics", in cui sono riediti classici incredibilmente dimenticati come L'Opera Galleggiante di John Barth, Ritorna, dottor Caligari di Donald Barthelme o l'incredibile Revolutionary Road di Richard Yates. Quali altri titoli sono in programma e quali dischi di jazz - ma non solo - inseriresti in un?ipotetica analoga collana discografica?

D.d.G. - I prossimi "Classics" saranno Magic Kingdom di Stanley Elkin, e poi libri di Lydia Davis, Nelson Algren e altri.
L'unico disco di jazz è un disco antologico di 40 anni di jazz allegato alla autobiografia di Enrico Rava scritta con il critico musicale Alberto Riva, che uscirà a fine febbraio 2004 e sarà seguito da un tour di concerti.
Ogni libro ha una sua naturale colonna sonora. Sarebbe bello occuparsene, averne il tempo e le risorse: non si sa mai...


Il sito della Minimum Fax:
www.minimumfax.com






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