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Cooper-Moore - Assif Tsahar
Teatro ITC - San Lazzaro di Savena (BO) - 30.03.2003
Andrea Ravagnan
Il concerto di Cooper-Moore e Assif Tsahar è stato davvero trascinante.
Certo per quei quattro gatti che erano presenti.
Vedere, per una delle date più interessanti dell'intero cartellone di Crossroads, il già piccolo teatrino di San Lazzaro mezzo
vuoto, non è stata cosa piacevole. E ancora una volta ci si chiede, con rammarico, se ci sia un modo per avvicinare il pubblico al
jazz meno usuale.
Tant'è, i due non si sono certo intimiditi, e hanno dato vita ad una performance intensissima, senza risparmiare un briciolo
di energia. Due personalità differenti, quelle di Cooper-Moore e Assif Tsahar, la cui complementarietà ha però fatto sì che
avvenisse una fusione quasi perfetta.
Da un lato, un pianista, percussionista, polistrumentista afroamericano, dall'altro, un sassofonista bianco, arrivato a New York
da Israele. Grande differenza d'età e di esperienza - Cooper-Moore è una figura che ha vissuto i momenti storici dell'avanguardia nero-americana,
Tsahar trentatreenne: ma la distanza è venuta meno, durante il concerto, grazie non solo alle doti di leader del più anziano, ma
anche, e soprattutto, all'intelligenza con cui il giovane sassofonista ha saputo mettersi all'ascolto e dialogare con le
idee suggerite, mostrando di possedere una maturità linguistica ed espressiva stupefacente.
Il concerto è stato un viaggio nella musica nera più autentica e radicale, un po' un tuffo negli anni Sessanta, se si vuole.
Cooper-Moore è salito sul palco in tuta da operaio, una spilla al petto con Sunny Murray, Eddie
Blackwell e Dennis Charles (i suoi
maestri), intonando alcuni versi di esplicito attacco alla supremazia statunitense. Cooper-Moore ha presentato mille
situazioni diverse, spaziando tra una gamma di strumenti elettrificati di sua costruzione, piatti e tamburi,
pianoforte senza tuttavia mai cambiare il suo approccio agli strumenti, sempre molto fisico. L'idea di fondo era quella di creare
il suono attraverso la povertà dei mezzi, un richiamo evidente, non solo sul piano concettuale, alle radici della musica afroamericana:
gli strumenti di Cooper-Moore erano spesso dei semplici monocordi, e il suo set di "batteria" non contava più di tre pezzi.
Grande energia umana, a volte un po' fuori controllo, ma proprio dal suo carisma e dalla sua inventiva sono nati tutti
gli spunti di una musica che dell'improvvisazione ha fatto il suo punto cardine.
Idee tutte seguite con grande attenzione da Assif Tsahar, meno esuberante ma sicuramente più concentrato sullo svolgersi della
performance. Padrone di una tecnica prodigiosa, oltre che di una rara cura timbrica, capace di incursioni in tutti
i registri, Tsahar, destreggiatosi nel linguaggio free più radicale, ha evidenziato l'assoluta pertinenza delle
sue scelte musicali, costruendo assoli in cui tutti i momenti acquisissero senso, senza mai imbrigliarsi in banale esibizionismo.
Foto di Claudio Casanova [ulteriori foto di questo concerto sono disponibili nella
galleria immagini]
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